Incontri con gli scrittori

Agli studenti che verranno in visita a Torino.

Venerdì 9 maggio avremo la possibilità di incontrare dei grandi scrittori, in carne e ossa. Innanzitutto, se riusciremo a  finire in tempo la presentazione del nostro Giornale (ore 10.30, Stand della Regione Marche) e a fiondarci alla sua presentazione (ore 11, Caffè letterario), potremo ascoltare il narratore, poeta e saggista Aldo Nove; a seguire, lo studioso e saggista Luciano Canfora (abbiamo prenotato l’incontro in cui parlerà di come Tradurre i classici, quindi siamo apposto); l’ultracentenario scrittore di lingua slovena Boris Pahor (abbiamo prenotato l’incontro in cui ripercorrerà un secolo di memorie, per cui non ce lo perderemo).

Cliccando sui nomi potrete leggere loro brevi biografie. Intanto, gustiamoci una delle migliori poesie di Aldo Nove.

Aldo Nove

La merce invenduta piange

Io se fossi un pannolino avrei bisogno della merda di un bambino per esistere
perché la merce invenduta piange
e non capirei perché un bambino nella sua vita caga
migliaia di pannolini ma non me
che sono un pannolino normale come gli altri
con il mio codice a barre normale
sulla scatola.

E se fossi uno di quei cosi con la neve e con padre Pio
penserei di essere meglio di un soprammobile di Giò Pomodoro perché
tutte le merci sono uguali di fronte a Dio
e starei male a essere messo in vendita
alla Stazione centrale di Milano
in un angolino della vetrina del tabaccaio
tra un cazzo finto e un portasigarette di plastica con lo stemma del Milan
languendo per giornate deriso
perché la merce invenduta piange.

Io conosco il dolore delle pile dei sacchi della spazzatura nascosti dietro le scope
nel reparto casalinghi
del supermercato, sacchi della spazzatura
verdi un tempo imposti per la raccolta differenziata dal comune e adesso
negletti e impolverati, decaduti
plastica più sola di un’anima a marcire.

E conosco quel senso così umano
di imbarazzo solo nell’esserci, nell’invadere lo spazio
dello sguardo di una casalinga frettolosa di certe
imitazioni di creme per il volto famose
che non sanno perché ancora stanno lì esposte
come due anziani che si stringono su una panchina al parco
il giorno prima di morire.

Io conosco il dolore della “gelatina per dolci
già detta colla di pesce” sommersa
da bustine di lieviti Bertolini e sacchetti di zucchero in scaglie per le guarnizioni.
Lo conosco e se io fossi lei mi chiederei perché
sono una “gelatina per dolci già detta colla di pesce”
e non, ad esempio, una fulgida appetitosa scatola
di mezzo chilo di mezze penne Barilla,
di quelle che si vendono a migliaia
nei supermercati di tutto il mondo.
Io penserei questo tutto il giorno e continuerei a piangere
perché la merce invenduta piange
e il suo dolore è tanto simile al nostro
biologico stare sul mercato fino a che c’è domanda
fino a che l’articolo che siamo non deperisce

come un diplomato di 52 anni alla ricerca del primo lavoro
come un corridore automobilistico amputato

oppure esattamente come una ragazza in Giappone
che a 25 anni nessuno l’ha sposata
è fuori catalogo
inutile
imbarazzata sugli
scaffali della vita raggelata miscela
Leone scaduta nel reparto
caffè o sugo di cinghiale con l’etichetta scollata,

scatola di sale dietetico schiacciata.

(tratta da Fuoco su babilonia, pubblicata anche sul lit-blog Nazione indiana)

Al Salone del Libro Aldo Nove presenterà il suo nuovo romanzo, Tutta la luce del mondo.

 

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