Scrittura | Non saggio breve ma testo argomentativo

Fra le stranezze italiane una delle più curiose è la tendenza a dire le cose non con un nome chiaro, semplice, facile da capire, ma con espressioni altisonanti. All’Esame di Stato, per esempio, bisogna arrivare preparati a scrivere non un “testo argomentativo”, che ha una struttura data, lineare, non semplice ma facile da capire, bensì bisogna saper comporre un “saggio breve”.

Se poi vai a cercare cosa sia un saggio breve, scopri che «dal testo delle consegne del saggio breve emerge il carattere prevalentemente argomentativo», come confermano il collega Massimo Debernardi e la collega Alessandra Zucco sul sito dell’Enciclopedia Treccani. Quindi? Quindi, in parole povere, il saggio breve è un testo argomentativo. Perché allora non chiamarlo così?

Definire in modo chiaro cosa sia un testo argomentativo è assai più agevole, così come insegnare a scriverlo, mentre il saggio breve, discendendo degli Essais di Montaigne, è un testo di matrice letteraria, assai difficile da circoscrivere, quindi da insegnare. Mentre per i modelli di saggio breve sono Montaigne e Bacone o, venendo a noi italiani, De Sanctis e Croce, i modelli di testo argomentativo sono più alla portata di un adolescente in formazione, perché sono gli editoriali dei giornali, le recensioni di opere artistiche, i discorsi politici, purché scritti, le sentenze dei giudici.

Il testo argomentativo, stando alla definizione del grammatico Marcello Sensini, presenta l’opinione – o tesi – dell’autore e dell’autrice su un determinato tema o problema, con opportuni argomenti, allo scopo di persuadere chi legge della validità di quanto si afferma (Marcello Sensini, Le parole e i testi, vol. 2, A, Mondadori Scuola, 2012, pp. 243-250, 302). Il saggio breve, invece, deve avere una valenza letteraria, per essere tale, vista la categoria a cui appartiene.

Cerchiamo quindi di imparare come si scrive un testo argomentativo, lasciando il saggio breve a esercitazioni senza impegno, libere, oziose, come ogni opera letteraria deve essere. Per orientarci nella selva oscura di tutti i possibili metodi che esistono per scrivere un testo argomentativo, iniziamo il nostro viaggio affidandoci di nuovo alla sapienza dell’Enciclopedia Treccani che, nel suo canale YouTube per la didattica Repetita iuvant, ci propone un video in cui si afferma che un testo argomentativo deve essere «incisivo, originale e persuasivo», distinguendo diversi tipi di argomentazione, ma è un video incompleto (se siete curiosi, potete vederlo qui).

Non avendo un modello esatto a cui rifarci, lo abbiamo costruito in classe, illustrando:

  • la struttura standard di un testo argomentativo:
    • introduzione: presentazione del tema,
    • svolgimento: presentazione della tesi, argomenti a favore della tesi, presentazione dell’antitesi, argomenti che confutano l’antitesi,
    • conclusione: conferma della validità della tesi;
  • le varianti alla struttura standard:
    • spostamento della tesi alla fine del testo,
    • omissione della tesi che tuttavia è facilmente intuibile,
    • omissione degli argomenti a favore della tesi (il testo presenta solo gli argomenti a favore dell’antitesi e li confuta),
    • omissione dell’antitesi (il testo presenta solo l’opinione dell’autore, senza prendere in considerazione l’antitesi. cioè le obiezioni dei possibili avversari);
  • i vari tipi di argomentazione (o inferenza):
    • deduttiva (dalla regola generale ai casi particolari): tutti gli uomini sono mortali (premessa 1), tutti i greci sono uomini (premessa 2), tutti i greci sono mortali (conclusione certa),
    • induttiva (dai casi specifici alla regola generale): la matita cade, il libro cade, l’uomo cade, tutti i corpi probabilmente cadono (conclusione ipotetica);
    • la sottospecie dell’induttiva: abduttiva (da pochi casi specifici alla regola generale): gli italiani sono disinformati (conseguente), l’informazione di qualità dipende dalla pluralità delle fonti (regola generale ipotetica), in Italia non c’è un pluralismo informativo (antecedente);
    • ipotetica (se premesse e conclusioni sono ipotetiche),
    • analogica (se accostiamo una situazione iniziale provata a una nuova che le somiglia),
    • confutativa (se il testo presenta solo gli argomenti a favore dell’antitesi e li confuta),
    • affermativa (se il testo presenta solo gli argomenti a favore della tesi, non prendendo in considerazione l’antitesi);
  • i vari tipi di argomenti:
    • argomenti concreti / exempla (esempi tratti dalla realtà o eventi noti a tutti: per dimostrare che il fumo della sigaretta provoca il cancro si possono citare dati statistici),
    • argomenti di autorità / auctoritas (autorevoli opinioni di esperti in materia o personaggi noti, un ente pubblico o privato autorevole, la maggioranza qualificata di persone: per dimostrare che il fumo della sigaretta provoca il cancro si può citare il parere di un eminente oncologo),
    • argomenti logici / sillogismi (addurre come prove fatti che sono causa o effetto logico di ciò che si discute: per dimostrare che il fumo della sigaretta provoca il cancro si possono presentare le cause della malattia – l’elenco delle sostanze cancerogene contenute nelle sigarette – e gli effetti di queste sostanze sull’organismo),
    • argomenti pragmatici / praxis (sottolineare i risultati positivi concreti derivanti dall’accettazione della tesi: per dimostrare che il fumo della sigaretta provoca il cancro richiamare l’attenzione sul fatto che chi smette per tempo di fumare ha molte probabilità di evitare la malattia).

Modello di riferimento classico: brano su virtù e fortuna nel Principe di Niccolò Machiavelli.

Per comprendere la struttura di un testo argomentativo contemporaneo, abbiamo analizzato il saggio breve Un mondo senza dio, proposto qui, provando a schematizzarlo così:

Un mondo senza dio

Infine, ricordo il percorso redazionale più efficace per comporre un saggio breve:

1) prendere in esame il tema da affrontare;

2) leggere attentamente i documenti, sottolineando le parole-chiave e i passaggi fondamentali;

3) esaminare pro e contro delle opinioni presenti nei documenti e le informazioni in essi contenute;

4) decidere quale tesi fare propria o elaborare ex novo, sulla base degli elementi che si conoscono o si possono cogliere nei documenti;

5) scegliere le prove, cioè gli argomenti, a sostegno della propria tesi, e le prove, cioè gli argomenti, che confutano l’antitesi;

(per focalizzare e visualizzare sul foglio di brutti i punti 3-4-5 si può usare la tecnica del brain-storming, appuntandovi alla rifusa tutto ciò che vi viene in mente)

6) costruire una scaletta dettagliata, in cui sistemare i dati elaborati ai punti 3-4-5;

7) scrivere il testo, seguendo lo schema-standard (definizione del problema, enunciazione della tesi, argomenti a favore ella tesi, enunciazione dell’antitesi, confutazione degli argomenti a favore dell’antitesi, conclusione) o gli schemi alternativi (vedi sopra, le varianti alla struttura standard).

Accorgimenti stilisti:

1) il linguaggio del saggio breve è referenziale, oggettivo, per cui bisogna limitare al massimo l’intervento dell’emittente, sottolineando la relatività del proprio punto di vista (usando espressioni come «secondo me», «a mio avviso», ecc.) o forme impersonali che mascherano la soggettività delle affermazioni (come «in proposito si può dire che», ecc.);

2) prestare attenzione al destinatario, tenendo presente le sue caratteristiche (il destinatario va peraltro esplicitato all’inizio della trattazione) e coinvolgendolo nel ragionamento con espressioni del tipo «forse è utile precisare che…»;

3) usare i connettivi (avverbi e congiunzioni) per scandire e articolare l’argomentazione;

4) per rendere meno monotono possibile il testo, si possono inserire inserti narrativi (specie all’inizio), espositivi e descrittivi.

Tenendo presente tutto ciò, svolgere l’esercizio che trovate qui.

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