La smania dei libri

Si possono condividere i propri libri, come le foto e le canzoni? Questa è la sfida della Biblioteca di Classe, un progetto che ogni anno cerco di proporre nelle classi in cui insegno Italiano. Prima di proseguire a raccontare l’esperienza di quest’anno, tuttavia, desidero fornire qualche dato, che parla da solo. «Nel 2013 la quota di lettori di libri è scesa dal 46% del 2012 al 43%» secondo l’Istat. «Nel 2013, oltre 24 milioni di persone di 6 anni e più» prosegue l’Istituto di Statistica «dichiarano di aver letto, nei 12 mesi precedenti l’intervista, almeno un libro».

Cosa ci dicono questi dati? Ci dicono che meno di un Italiano su due legge un libro all’anno (un libro all’anno, sì, avete capito bene): in altre parole, più della metà degli Italiani non legge neanche un libro all’anno. Se erano il 54% nel 2012, a non leggere libri, lo scorso anno, nel 2013, sono diventati il 57%: questo significa che se foste di fronte a 100 persone, persone nella media intendo, potreste stare sicuri che 57 di loro lo scorso anno non hanno aperto libro, come si suol dire.

Attenzione, però, l’Istat è ancora più precisa: tra le femmine si nascondono più lettrici dei maschi. Non è una novità, direte voi: Dante e Boccaccio, già 700 anni fa, si rivolgevano innanzitutto alle donne ed era un periodo in cui non è che ce ne fossero molte di donne lettrici, ma già all’epoca evidentemente erano più dei maschi, o almeno erano il modello di lettore di riferimento degli scrittori. Leggere le percentuali del 2013, tuttavia, spaventa: «Nel corso dell’anno, sostiene l’Istat, ha letto almeno un libro il 49,3% della popolazione femminile e solo il 36,4% di quella maschile». E questa differenza appare già a scuola. Non stupisce, direte voi, si sa che le femmine sono più brave dei maschi a scuola. Ma trovarlo certificato, almeno per il mio orgoglio di maschio, è un brutto colpo, anche perché iniziamo presto a diventare asinelli, noi maschietti: «La differenza di comportamento fra i generi, conferma in effetti l’Istat, comincia a manifestarsi già in età scolare, a partire dagli 11 anni».

Infine, il dato più preoccupante: «La fascia di età in cui si legge di più, segnala l’Istituto di Statistica, è quella tra gli 11 e i 14 anni (57,2%)». Perché è preoccupante? Alle scuole medie si legge molto perché i ragazzi hanno un’offerta sterminata, da Geronimo Stilton ai classici dell’avventura, e le docenti (la maggior parte anche del corpo docente è femminile) incentivano molto la lettura. Alle superiori i professori non hanno evidentemente più tempo, devono “stare dietro al programma”, devono “correre”. Sarebbe bene invece tener presente che «la propensione alla lettura dipende dalla scuola», come conferma sempre l’Istat. Aggiungendo, però, che dipende «anche dall’ambiente familiare: leggono libri il 75% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 35,4% di quelli con genitori che non leggono.» Dunque, genitori, se leggete queste righe, mettetevi una mano sulla coscienza e l’altra sulla porta di casa, pronti ad andare in libreria o in biblioteca, a scegliere libri per voi e per i vostri figli.

Mi direte che leggere libri è operazione faticosa. Una volta il proprietario di un ristorante, a Parigi, a cui avevo offerto di leggere un simpatico doppio sonetto di Verlaine e Rimbaud, mi respinse, alzando una mano e dicendomi che lui non legge mai, specie la sera, perché leggere gli fa venire gli incubi, le preoccupazioni, i pensieri. Leggere lo faceva pensare («poi comincio a pensare», mi disse proprio così, in francese). Eh, già: leggere fa pensare, che scoperta! Povero oste: maledetta sia l’ignoranza.

Leggere è faticoso, dunque, lo sanno anche gli osti di Parigi, quindi è inutile nasconderlo ormai. Per imparare a leggere con agilità, traendone godimento, è necessario un lungo di apprendistato e un allenamento continuo, come per l’attività fisica. Sì, come l’attività fisica, non spirituale, perché leggere è prima di tutto un’attività fisica, dato che gli occhi e la mente sono parte del fisico. Ed esattamente come l’attività fisica fortifica il corpo, la lettura fortifica la mente, prevenendo, per dirne una, l’Alzheimer. Poi, per chi ama la metafisica, c’è da tenere in considerazione anche la fortificazione dello spirito.

È per tutte queste ragioni, dunque, che anche quest’anno ho deciso di rubare ore preziose al programma, totem di ogni insegnante, per infrangere il tabù: creare una biblioteca di classe, anche se una biblioteca a scuola c’è già ed è nutrita, ricca, traboccante di classici. Perché, allora, creare una biblioteca di classe se una biblioteca a scuola c’è già? Perché per allenarsi a leggere i classici non vanno bene. I classici erano moderni all’epoca in cui furono scritti, rivoluzionarono il modo di scrivere e di pensare del tempo: figurarsi se una mente che cerca punti di riferimento, un orizzonte da sognare può affidarsi a chi i punti di riferimento e gli orizzonti li sposta in continuazione. Per arrivare alla lettura spontanea dei classici ci sarà tempo e modo.

Il lettore che deve ancora formarsi un gusto deve innanzitutto affidarsi ai suoi gusti, io credo, non essere forzato, altrimenti perde appetito e si crea quei complessi che tengono lontani milioni di Italiani dalla lettura, come dai cibi troppo raffinati, ma non ci sono solo libri raffinati, magari scritti 2200 o 200 anni fa, in una lingua arcaica, difficile da comprendere. Ci sono anche i libri di facile lettura, che, almeno all’inizio, servono per farsi lo stomaco, rompere il fiato, invogliare a leggere.

Ripensando alla mia esperienza personale, iniziai a provare il gusto della lettura, quindi ad allenarmi a leggere libri per conto mio,  con Lo Hobbit e Jurassic Park. Sono romanzoni di centinaia di pagine, ma essendo libri di consumo, fatti per essere divorati, li divorai. Ma anche dalla letteratura di consumo c’è molto da imparare, per esempio il piacere della lettura, che smette di essere una fatica solo se troviamo piacere appunto. Il piacere di mettersi a letto, dopo aver appoggiato un libro sul comodino, mettersi il cuscino piegato sotto la testa e immergersi nella lettura, finché non ci coglie il sonno. Il piacere di strappare i più disparati momenti all’ordinarietà della vita per tornare a immergersi nella lettura di quel libro che la mattina ci si è infilati nella borsa. Il piacere di superare lo scoglio delle prime 30-40-50-100 pagine, di aver familiarizzato con tutti quei personaggi, con quegli strani nomi e quelle strane vicende, oppure con l’argomento di un saggio o i versi di un poema.

Ecco allora spiegato il perché quest’anno ho proposto alle classi in cui insegno Italiano (4^ B del Liceo Classico e 1^ A del Liceo di Scienze Umane al Rinaldini) il progetto della Biblioteca di Classici, fondata sul principio della condivisione e dello scambio di libri (book sharing e book crossing). All’inizio c’è sempre qualcuno che protesta perché non vuole portare i propri libri, “perché si rovinano”, ma alla lunga tutte  tutti, insistendo insistendo, finiscono per leggere almeno uno di quei benedetti libri all’anno, che si smettono di leggere proprio con l’inizio dell’adolescenza. Poi magari, alla fine dell’esperienza, dichiarano di non aver cambiato idea e di continuare a non amare la lettura, come mi è capitato lo scorso anno (se siete curiosi, leggete qui). Tuttavia un seme è stato gettato e forse un giorno, anche molto lontano, germoglierà, in maniera strabiliante.

Tuttavia, affinché quel seme attecchisca il terreno va preparato. La classe si deve sentire protagonista, sin dall’inizio. Così, per scegliere chi gestirà la biblioteca di classe quest’anno ho scelto di ricorrere alle elezioni: ho chiesto alla classe chi volesse fare il/la capo-bibliotecario/a, chi il/la vice, chi gli/le assistenti. Presentatisi le/i candidate/i (tante e tanti, quanti mai avrei sospettato), esposti i loro programmi elettorali (“io custodirò bene i libri”, “io farò in modo che chi li rovina li ricompri”, “io l’ho già fatto alle medie, per cui sento di poterlo fare bene”, ecc.) e svoltesi le regolari elezioni (con tanto di mani alzate, notai improvvisati che segnavano il totale dei voti alla lavagna), lo staff della 4^ B ha iniziato subito a lavorare: ha chiesto e ottenuto l’armadio per i libri, li ha raccolti e catalogati il giorno in cui avevo detto di portarli, infine ha iniziato a gestire lo scambio. La 1^ A, ancora distratta e indisciplinata, non ha fatto nulla, ma diamo tempo al tempo e anche loro sapranno stupirci.

Ora, alla fine di questo sproloquio, non mi resta dunque che augurare buona lettura a tutte e tutti!

10 commenti
  1. Sancho Panza ha detto:

    Ma se invece di far leggere su questo sito, facesse leggere di più sul libro di testo? Oppure ho un’altra grande proposta! Perchè non fa qualche fotocopia? Ho capito che bisogna essere moderni per forza ma le ricordo che ciò che è nuovo non per forza è meglio di ciò che è vecchio o datato. Hasta el mulino siempre.

  2. Cardinale Richelieu ha detto:

    Mi unisco anche io alla nobile causa dei Giustizieri Mascherati: Sancho Panza e Don Chisciotte della Mancia.
    #PèreJoseph
    #BestFriends
    #LuigiXIII
    #stammeasentì

  3. Valerio ha detto:

    Sancho, il tuo commento a questo post mostra che non lo hai neanche letto: attraverso un sito si propone la lettura di libri cartacei. Ho capito che ti piace fare polemica, ma che falla ai post adeguati. Siempre!

  4. Sancho Panza ha detto:

    La mia critica voleva essere un po’ più sottile ma dato che evidentemente non lo è stata abbastanza mi ritrovo a doverla esplicitare. Non sono contro il proporre la lettura dei libri in generale, ma contro il fatto che per poter eseguire dei compiti si debba venire su questo sito per scaricare ciò che potrebbe essere comodamente dato a scuola sotto la forma di carta stampata, questo è il mio pensiero. Desolado del fatto che la pensiamo diversamente. HASTA EL MULINO SIEMPRE!

  5. Sancho Panza ha detto:

    Ringrazio sua Eminenza Cardinale Richelieu per il suo appoggio che per un timorato di Dio è fondamentale.
    Hasta el mulino siempre

  6. Valerio ha detto:

    Sancho, per quanto la tua materialità sia sempre da apprezzare, gibbosa com’è e segno di gran fertilità d’ingegno, ti ripeto che hai sbagliato luogo: non è nei commenti a questo post, che invita appunto a consultare materiali cartacei a scuola, che dovevi commentare. Apprezzabile la constatazione, ma come si suol dire “fuori luogo”, insomma, comprendi mio terragno amico?

  7. Caro Valerio intervengo ancora una volta per perorare la causa di Messer Sancho Panza.
    Il mio caro amico si ritrova costretto a comunicare con lei tramite codesto macchinario telematico a causa di mancanza di vie di comunicazione alternative, dato che il dialogo o la parola parlata è una via che è stata resa sterile e infeconda dal divario tra i vostri rispettivi ruoli sociali.
    Detto ciò come il Signore Dio nostro ci insegna il dialogo è l’unica via per discutere, che sia attraverso una macchina o la favella non importa, l’importante è che si riesca a crescere insieme e a trovare una mediazione o la parte del Torto o della Ragione.

  8. Cardinale Richelieu ha detto:

    Jusqu’à ce que le joseph toujours

  9. Fritzcok Gambacorta ha detto:

    Getto la maschera. Il Cardinale Richelieu c’est mois( per parafrasare Flaubert), ma la strada per scoprire le identitá dietro Sancho e Don è ancora lunga e tortuosa, ma giá in questo commento le ho lasciato un indizio…

  10. Valerio ha detto:

    Elementare, Fritzcok “eminenza grigia”. Ecco bene bene, ci divertiremo.

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