Il gioco del geologio

GeologioOra facciamo un gioco.

Premessa

Non consideriamo t una successione di istanti, basata sulla divisione classica del tempo (in giorni, ore, minuti primi e secondi ecc.), a sua volta modellata erroneamente sul moto apparente del Sole; consideriamo t una successione di gradi, basata sulla divisione longitudinale della superficie terrestre, modellata sul moto reale della Terra.

Regole

Il tempo va considerato quindi non su base 24, ma su base 360.

Se delle materie parlanti si incontrano nel gioco, non si diranno buon giorno, perché il giorno è un concetto superato, basato sul moto apparente del Sole, ma buon giro, che è più adatto.

Consegna

Livello base

Scrivere un racconto in cui le figure protagoniste si trovano a fare i conti con questa rivoluzione temporale. Alcune figure si opporranno, altre accetteranno la sfida, altre ancora resteranno indifferenti. Tra le figure che accettano, un gruppo, un insieme, una compagnia decide di costruire il geologio: un oggetto capace di calcolare il tempo su base 360.

Livello medio

Scrivere un racconto in cui le figure protagoniste si trovano a fare i conti con questa rivoluzione temporale. Alcune figure si opporranno, altre accetteranno la sfida, altre ancora resteranno indifferenti. Tra le figure che accettano, un gruppo, un insieme, una compagnia decide di costruire il geologio: un oggetto capace di calcolare il tempo su base 360. Descrivere gli effetti sulla popolazione del nuovo strumento: nausea? Euforia? Indifferenza? Antipatia? Ribellione? Nuove storie d’amore al tempo del geologio e del ciclodèlogio?

Livello avanzato

Scrivere un racconto in cui le figure protagoniste si trovano a fare i conti con questa rivoluzione temporale. Alcune figure si opporranno, altre accetteranno la sfida, altre ancora resteranno indifferenti. Tra le figure che accettano, un gruppo, un insieme, una compagnia decide di costruire il geologio: un oggetto capace di calcolare il tempo su base 360. Un’altra compagnia, antagonista, concorrente prende in considerazione anche la velocità di rotazione della terra (1700 km/h all’equatore, considerando l’angolo di rotazione, la riduzione della circonferenza verso i poli, ecc.). Una terza compagnia critica il principio su cui si basa il geologio, perché esso considera solo il moto di rotazione della Terra attorno al proprio asse e non quello di rivoluzione attorno al Sole, per cui decide di lanciare uno strumento ancora più conforme alla natura del moto terrestre: il cicloidèlogio, che si basa sul moto di rotolamento puro. Descrivere gli effetti sulla popolazione del nuovo strumento: istituzione di contrapposti fan club, gruppi nei social, ecc.? Indifferenza? Boicottaggio? Nuove storie d’amore al tempo del geologio e del ciclodèlogio?

*

Nota autobiografica

Questo gioco nasce da una serie di riflessioni, iniziate una decina di anni fa, al tempo in cui frequentavo la Facoltà di Lettere moderne all’Università di Bologna, in particolare dopo le riunioni di redazione della rivista Argo, fondata proprio in quegli anni da un gruppo di allievi del prof. Guido Guglielmi, fra cui Marco Benedettelli, attuale direttore responsabile, ed io, attuale curatore dell’omonima collana editoriale.

Le riflessioni sono giunte a piena maturazione la scorsa estate, durante l’ottava edizione delle vacanze argonautiche, iniziate il 14 luglio 2007, in occasione del mio matrimonio con Natalia Paci, all’epoca collaboratrice della rivista e tuttora sodale, in quanto studiosa di Diritto del Lavoro e poeta.

Mi sono deciso a proporre questo gioco, che verrà considerato degno del migliore o peggiore Don Quijote o Alonso Quijano, dai miei allievi e allieve della 4^ B del Liceo Classico Tradizionale “Rinaldini” di Ancona, ma che invece potrebbe essergli utile per esercitarsi a scrivere, invece che un racconto, un articolo di giornale, in merito. Forse, le mie allieve della 1^A di Scienze Umane, se proponessi il gioco a loro, prima sbufferebbero, poi scriverebbero dei bei racconti. Alle altre classi, insegnando Latino, non potrei comunque proporlo.

È proprio a una classe in cui insegno Lingua e Letteratura latina, la 3^ B del Liceo di Scienze Umane, a cui desidero tuttavia dedicare questo gioco, perché oggi, sebbene non ce ne fosse bisogno, mi hanno regalato un sogno: una loro compagna si è presentata volontaria con una ricerca su Henry Bergson, filosofo che il nostro amato prof. Guido Guglielmi propose di analizzare a nostri studenti universitari dell’epoca. La ragazza, ignara della difficoltà, si è buttata e sebbene abbia fatto copincolla da Wikipedia.org, neanche da Treccani.it, era preparata sulla storia della letteratura latina (materia che insegno in quella classe) e ha avuto la grande umiltà di dire che da un certo punto in poi del suo copincolla non aveva capito più nulla.

Oggi, infatti, con la 3^ BSU abbiamo affrontato  la filosofia di Henry Bergson (Parigi, 1859 – ivi, 1941), citato nella lezione precedente, parlando di Plauto, per il saggio che Bergson scrisse sul meccanismo che induce al riso: Le rire (Il riso), appunto. Non abbiamo parlato del saggio in questione, poiché l’allieva che aveva effettuato la ricerca su Bergson si era fermata di fronte alla difficoltà di comprendere il contesto in cui il filosofo francese però, nonché i fondamenti della sua filosofia.

Come sanno le studentesse e gli studenti del quinto anno di Liceo, che abbiano già affrontato lo studio del romanzo di Italo Svevo La coscienza di Zeno, Bergson fu determinante per lo sviluppo della narrativa del primo Novecento, in cui muto radicalmente la concezione del tempo. Nel romanzo realista e naturalista dell’Ottocento il tempo (il tempo della storia) era un tempo ordinato cronologicamente (da un inizio a una fine passando per uno svolgimento), con variazioni più o meno consistenti, dovute al tempo del racconto con le sue ellissi, prolessi, analessi, sommari, ecc., che tuttavia non incidono sulla sostanza temporale della storia, sempre cronologicamente ordinata. Nel romanzo dell’Ottocento la trama domina sull’intreccio, come il narratore domina la materia narrata, sia esso onnisciente, come in Manzoni, o impersonale, come in Verga. Nel romanzo del Novecento, invece, è l’intreccio a dominare sulla trama, perché si perde la concezione newtoniana del tempo assoluto, cronologicamente ordinato e uguale per qualsiasi osservatore (autore, narratore, personaggio, lettore), anche grazie agli studi di Bergson pubblicati in Matière et mémorie (Materia e memoria, 1896), sulla durata, sul tempo interiore, in cui la successione dei nostri stati di coscienza è immediatamente sentita non come successione quantitativa di elementi (p.e. una serie di ricordi di singoli fatti ben distinti) ma come molteplicità qualitativa di elementi (p.e. gli stessi ricordi), che susseguendosi si penetrano e si fondono tra loro, come le note in una melodia, dando origine a un ordine non assoluto ma relativo a ciascuna diversa coscienza, in cui elementi del presente (p.e. emozioni)  influiscono sugli elementi del passato (p.e. i ricordi) e del futuro (p.e. le speranze), in maniera diversa per ciascun individuo.

All’inizio del Novecento muta dunque il modo di pensare il tempo, che diventa una variabile relativa al sistema di riferimento dell’osservatore, così come sancirà Einstein, anche per i fenomeni fisici, nella sua teoria della relatività. Forse è necessario un altro mutamento di paradigma per fare un altro salto in avanti, non distruttivo stavolta, ma rispettoso nella nostra terrestrità?

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