Le confessioni di un cyberprof. Intro

“Papà, tu dici un sacco di stupidaggini: il frigo non è un robot”, mi rinfaccia mio figlio quando gli dico che è ora di dormire. Allora, mi armo di pazienza, evitando i rimbrotti del tipo “NON OSARE MAI PIÙ CONTRADDIRE IL TUO PATER FAMILIAS”, e gli spiego che deve darmi retta, perché, nonostante abbia la forma di un mobile e non di “goldrik” (Goldrake secondo la sua pronuncia), il frigo è dotato di apparecchiature elettroniche che lo rendono un robot: i suoi sensori, infatti, gli permettono di abbassare la temperatura, quando al suo interno si alza troppo.

Da figlio degli anni Settanta ho la testa piena di macchine pensanti e non riesco a tacere la verità: il mondo è già stato invaso dai robot. Robot all’apparenza innocui, come la lavastoviglie, la lavatrice, lo stereo, la televisione e, dagli anni Ottanta, il personal computer (pc). Me lo ricordo ancora Stefano R*** che mi mostrò fiero l’Atari, attaccato al quale passava i pomeriggi invece di studiare, e mi rivedo io stesso, davanti al mangiacassette del Commodore 64, mentre lo prego – sì, lo prego, come se fosse quell’idolo magico che in effetti è – di non piantarsi in asso, un’altra volta, dopo mezz’ora di caricamento.

CONTINUA…

3 commenti
    • valerobot ha detto:

      No, ma ho dato un’occhiata al sito: risponde a tutti gli standard, è in, funziona, come la lacca, il gesso, sempre la stessa zuppa inglese, che alla fine stucca.

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