Le confessioni di un cyberprof. Capitolo 2

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Avete presente i tossicomani?! Quelle e quelli che se ne stanno, con lo sguardo allucinato dalla droga, negli angoli bui delle nostre città? Ecco, siamo così anche noi. Siamo anche noi intossicati. Anche il nostro sguardo è allucinato, quando cerchiamo di nasconderci, senza riuscirci mai completamente, da chi ci sta di fronte – insegnante, papà, mamma o partner che sia – per provare la droga del Duemila: Internet, il flusso elettronico di immagini e messaggi, che scorre dai computer, giù giù, nelle profondità del nostro cervello.

Ogni strumento di perdizione è attaccato al nostro braccio e, attraverso il braccio, all’occhio e al cervello: siringa, sigaretta, smartphone che sia. E sempre di flussi stupefacenti si tratta: flussi di eroina, nicotina, megabite di immagini e messaggi. Non ci avevo mai pensato, prima di oggi. Sarà che stamattina in classe abbiamo parlato di viaggi, tranelli, dipendenze. Sarà che ieri sera rileggevo l’incipit dell’Anti-Oedipe di Gilles Deleuze e Felix Guattari, con tutti quei flussi, quelle macchine desideranti...

Tossicodipendenti, anime drogate, fuori di testa, siamo tutte e tutti noi, quando, al liceo, ci nascondiamo in bagno per fumarci una sigaretta e aspiriamo avidamente quel fumo, con un gesto da film hollywoodiano, credendo di inebriarci con una sostanza naturale (il tabacco), mentre in realtà stiamo semplicemente inalando una banalissima sostanza chimica (principio attivo: nicotina), che scende dalla cannula del filtro, come l’hashish (principio attivo: THC) dalla canna o l’eroina (principio attivo: Diamorfina) dal tubo della siringa. E la droga per eccellenza del turbocapitalismo, la cocaina (principio attivo: l’alcaloide C17H21NO4)? Viene su da una banconota arrotolata!

Non è un’esagerazione, ma la dura realtà. Le dipendenze, come scrivevano tre anni fa le mie classi della Scuola media “Mazzini” di Castelfidardo (leggete qui), non sono solo quelle che la massa ipocrita addita come scandali inaccettabili, cioè la dipendenze da droghe illegali, ma anche le apparentemente normali dipendenze da droghe legali: sigarette (principio attivo: nicotina), alcol (principio attivo: etanolo), caffè (principio attivo: caffeina). Anche il computer, come il gioco d’azzardo, possono trasformarsi in dipendenze. Il principio attivo in quel caso è costituito dalle sostanze chimiche prodotte dal nostro organismo, a contatto con le macchine: le endorfine.

Le endorfine sono sostanze che l’organismo smette di produrre da solo, quando le assume dall’esterno. Se una persona si inebria guardando le foto sue e delle sue “amiche” o “amici” su Facebook, sentirà l’impulso fisico di guardare in continuazione Facebook, come una persona che si inebria giocando con le slot machine.

Ecco quindi la prima decisiva confessione che faccio: sono un cyber-dipendente. Ed ecco l’atto di contrizione: mia coscienza, mi pento e mi dolgo per aver peccato di cyber-dipendenza, perché peccando ho meritato il tuo castigo e molto più perché ho offeso te, degna di essere amata sopra ogni cosa.

Dei tempi dell’innocenza ho già detto in precedenza (leggete qui e qui). Nell’età della ragione, tuttavia, non ho smesso, anzi ho aggravato la dipendenza, a causa dell’arrivo di quella potentissima droga chiamata Internet. A Bologna ho montato subito una postazione con modem 52K nella mia camera di studente fuorisede, dove vivevo “in doppia”. Da quell’epoca (fine anni Novanta) ho attivato tutti gli indirizzi di posta elettronica possibili e immaginabili, credendo fossero necessari per il lavoro e lo svago. Ho accettato con sprizzi di gioia, per non dire altro, la proposta di un amico studente di Scienze della Comunicazione, oggi in forza al «Corriere del Veneto», di creare, per una tesina d’esame, la versione web della nostra rivista Argo. Ho collaborato, come critico militante, con il blog di poesia absolutepoetry.org. Ho scritto di poesia elettronica per la rivista «Poesia». Quando sono arrivati in Italia i social network, mi sono subito iscritto a Facebook e Twitter. E avanti così, con una lunga lista di trip.

Insomma, dove voglio andare a parare? Sono un cyberdrogato, come un alcolista anonimo, che dopo gli eccessi ha bisogno di condividere gli effetti della sua dipendenza. E lo faccio perché fino a quando Internet mi è servita solo per le passioni e lo svago, ho creato problemi agli altri, bersagliandoli di sproloqui interminabili, lettere elettroniche a ripetizione, allegati narcisistici, ma ora che l’uso quotidiano di Internet mi è imposto per lavorare, con l’obbligo di compilare il registro elettronico, ho iniziato a stare male davvero. Perché? Lo racconterò.

L’essenziale, per il momento, è dire che me ne sono accorto appena in tempo, analizzandomi e parlando con i miei cari. Stava per venirmi un esaurimento nervoso. Il primo chiaro sintomo dell’esaurimento, per restare nell’ambito internautico, è stata una reazione di difesa e una forma di disintossicazione: dopo 15 anni di ininterrotta e onorata consultazione della posta elettronica, a dicembre ho smesso per un mese di consultarla regolarmente. Quando ho ripreso, avevo un migliaio di e-mail non lette. L’ho potuto fare – smettere di leggere le e-mail -, soltanto perché il periodo era quello delle vacanze di Natale, ma non consultare le e-mail, quando ormai degli scriteriati hanno deciso di affidare a questo mezzo imperfetto informazioni di lavoro, non è un buon modo per guarire dalla cyber-psicosi.

CONTINUA…

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