Articolo di giornale corretto II

Pubblico un altro articolo di giornale nella sua versione originale, scritta da un’allieva, e nella versione corretta da me. L’articolo è stato composto seguendo i criteri dell’Esame di Stato, cioè servendosi di alcuni documenti, riguardanti in questo caso il fenomeno delle morti bianche. Il confronto fra le due versioni e le note finali dovrebbero aiutare a capire i fondamentali parametri compositi dell’articolo di giornale ed evitare così gli errori più comuni.

VERSIONE ORIGINALE

OCCHIELLO: Morti bianche, per l’Italia triste primato in Europa

TITOLO: Morti bianche, problema etico

SOMMARIO: Lavorare per vivere o lavorare per morire? La risposta ai dati

DESTINATARIO:

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoto.” Così cita la nostra Costituzione. Prosegue l’articolo 4 parlando di “diritto al lavoro”. Diritto di morire? Possiamo parlare di “omicidi del lavoro”. E’ infatti questa la locuzione adottata a partire dagli anni sessanta per rimarcare le responsabilità dei sistemi industriali e la scarsa attenzione da parte delle imprese. Fabbriche, officine, campi, cantieri edili: questi sono i luoghi del delitto. Il lavoro è diventato una vera e propria guerra per la vita. Negli ultimi anni sta diventando un fenomeno sempre più frequente, come un cancro etico difficile da sconfiggere in una società dove la crisi economica detiene il potere. Si lavora per vivere o si lavora per morire? Un dato preoccupante è quello che vede l’Italia ai primi posti per numero di omicidi bianchi, almeno tra i Paesi più industrializzati: addirittura si calcolano quattro morti sul lavoro al giorno, il doppio che nella Germania. L’ordine di grandezza è di circa due milioni di morti annualmente nel mondo, di cui quasi 12 000 bambini. L’Italia, nel decennio 1996-2005, è risultato il paese con il più alto numero di morti sul lavoro in Europa eccetto i primi due anni(nel 2007 1260 all’anno). Quotidianamente protagonista di un dibattito politico e pubblico: dal presidente della repubblica al presidente del senato varie sono le proposte. Maggiore sicurezza, prevenzione, controlli e attenzione negli ambienti lavorativi sono le forse-realizzabili soluzioni per questa emergenza sociale. Si tratta di un circolo vizioso: la crisi non permette alle imprese di effettuare i dovuti controlli, avendo poche disponibilità economiche e il lavoratore riceve un misero stipendio. Ma  priorità dell’uomo non dovrebbe essere la sua stessa vita?

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VERSIONE CORRETTA

Quasi dimezzato il numero dei morti sul lavoro dall’inizio della crisi

MORTI BIANCHE IN CALO

Nel 2013 l’Inail registra un ulteriore 17% di decessi in meno fra i lavoratori

Destinatario: giornalino scolastico

Calano le morti bianche in Italia, passando dalle 1120 del 2008, anno della crisi, alle 660 verificate dall’Inail nel 2013. CONTINUA CON DATI E CONFRONTI.

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NOTE

La prima versione dell’articolo è basata su dati non aggiornati e quindi risulta non un articolo di giornale ma una cronaca storica, riferibile all’anno 2008. I dati reperiti in merito agli anni passati devono essere messi eventualmente a confronto con quelli più recenti. Se ci si può avvalere di Internet per verificare i dati più recenti, bisognerà riferirsi alla fonte più autorevole in materia di infortuni e decessi nei luoghi lavorativi, che è l’Inail. Come fare a saperlo? Cultura personale. Chi scrive articoli di giornale, deve essere in grado di orientarsi, con sufficiente competenza, in qualsiasi tipo di situazione e su qualsiasi argomento, in base alle proprie conoscenze e ricerche personali, al confronto tra varie fonti autorevoli, quindi al metodo scientifico. Se si possono ricavare informazioni, oltre a quelle presenti nei documenti, bisogna trovare con un’accurata ricerca.

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