Articolo di giornale corretto III

Pubblico un articolo di giornale scritto da una mia allieva, con relativa correzione.

VERSIONE ORIGINALE

Allarmanti i dati dell’osservatorio di sicurezza sul lavoro di Vega Engineering

L’ultimo rapporto di Vega Engineering sulla base di dati INAIL relativo al 20.11.2014 dell’andamento nazionale Morti Bianche 2014 sul lavoro  presenta un bilancio drammatico. Da Gennaio a Novembre 2014 sono state  registrate 919 morti bianche. Un vero e proprio bollettino di guerra. Al primo posto vediamo la Lombardia, dove le vittime rilevate sono state 80, segue poi l’Emilia Romagna con 68, la Puglia con 65, il Piemonte e la Sicilia con 60 e il Veneto con 55. Rispetto al 2013, il decremento della mortalità è del 3.9 %. In Basilicata l’incidenza della mortalità è più elevata rispetto alla popolazione lavorativa con un valore pari a 38, 9 e con una media nazionale pari al 30,4. Il settore maggiormente coinvolto dagli incidenti mortali è quello delle costruzioni, che fa registrare il 14,5% del totale dei casi. Segue il settore delle attività manifatturiere con il 12,5 % e infine quello dei trasporti e immagazzinaggio con il 9,8%. Per quanto riguarda la classifica provinciale delle morti bianche è Roma che occupa il primo posto, con 30 vittime. Al secondo posto vediamo Torino, con 24. Il terzo posto ospita Bari con 23. Seguono Napoli con 17, Cuneo con 15, Breccia e Salerno con 14, Lecce, Palermo, Modena, Milano con 13. Dati agghiaccianti. Il lavoro “consiste nella prestazione di energie lavorative”: energie, non vita. Ogni cittadino, lavorando, dovrebbe vedere riconosciuto un suo diritto, e dovrebbe contribuire “al progresso materiale o spirituale della società”: perdere delle vite è, per caso, un progresso della civiltà? Dovrebbe perciò essere prioritario “investire nella sicurezza del lavoro e nel contrasto del lavoro irregolare”. Spesso la sicurezza del lavoro dipende dall’ambiente in cui questo viene svolto. Infatti “l’ambiente di lavoro costituisce l’oggetto di una normativa amministrativa penale diretta a garantire la salute dei lavoratori addetti ad attività particolarmente rischiose”, prevedendo quindi in alcuni ordinamenti l’adozione di sistemi generali di controlli preventivi. È importante garantire la tutela dell’ambiente di lavoro perché questo garantisce la salute del lavoratore. È inoltre riscontrabile un vantaggio dal punto di vista economico: “tutto il tempo perduto a causa degli infortuni […] riduce la produttività aziendale”, minore saranno gli infortuni, maggiore sarà la produttività. Condizioni pericolose del lavoro implicano, infatti, dei rallentamenti nelle lavorazioni stesse poiché gli operai sono costretti a prestare più attenzione e a muoversi con più lentezza rispetto a come farebbero se il pericolo non esistesse. Gli incidenti sono comunque possibili. È per questo che “la nostra legislazione per la protezione del rischio professionale impose al datore d’opera l’obbligo dell’assicurazione”, mirata, da un lato, a garantire agli infortunati il pagamento delle indennità, dall’altro, a salvare l’imprenditore da “oneri eccessivi” per la sua condizione economica. Lavorare, spesso, rappresenta un rischio e questo non è ammissibile. Possono verificarsi incidenti, ma le vittime non possono raggiungere livelli esorbitanti solo a causa di negligenza e mancanza delle dovute misure di sicurezza. I caduti del lavoro rappresentano un bilancio drammatico che non si vorrebbe, e non si dovrebbe raccontare, in un paese civile come l’Italia.

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VERSIONE CORRETTA

Mille morti bianche nel solo 2014

INCIDENTI SUL LAVORO: DATI ALLARMANTI

Diminuiscono i decessi ma restano alti, secondo l’Inail, soprattutto al Sud

È drammatico il bilancio dei morti sul luoghi di lavoro nel 2014, stando ai dati dell’Inail, rielaborati e pubblicati a novembre dall’istituto Vega Engineering. Fra gennaio e novembre si contano 919 decessi. Un vero e proprio bollettino di guerra. Al primo posto vediamo la Lombardia, dove le vittime rilevate sono state 80, segue poi l’Emilia Romagna con 68, la Puglia con 65, il Piemonte e la Sicilia con 60, infine il Veneto con 55. Rispetto al 2013, il decremento della mortalità è del 3.9 %. In Basilicata l’incidenza della mortalità è più elevata rispetto alla popolazione lavorativa con un valore pari a 38,9 e con una media nazionale pari al 30,4.

Il settore maggiormente coinvolto dagli incidenti mortali è quello delle costruzioni, che fa registrare il 14,5% del totale dei casi. Segue il settore delle attività manifatturiere con il 12,5 % e infine quello dei trasporti e immagazzinaggio con il 9,8%. Per quanto riguarda la classifica provinciale delle morti bianche è Roma a occupare il primo posto, con 30 vittime. Al secondo posto troviamo Torino, a quota 24. Al terzo Bari con 23 morti. Seguono Napoli con 17, Cuneo con 15, Breccia e Salerno con 14, Lecce, Palermo, Modena, Milano con 13. Dati agghiaccianti.

Condizioni pericolose nei luoghi di lavoro implicano dei rallentamenti nella stessa produzione, poiché gli operai sono costretti a prestare più attenzione, muovendosi con lentezza rispetto a come farebbero se il pericolo non esistesse.

NOTE

Il titolo della versione originale non è adeguato, perché poco incisivo e incompleto. L’incipit è contorto. La parte centrale è corretta. La conclusione è saggistica: le riflessioni e le citazioni non sono adatte all’articolo di giornale, a meno che non siano attribuite a interlocutrici/tori dirette/i del/la giornalista. Nel caso specifico: le affermazioni riportate nella parte conclusiva della versione originale sono tutte citazioni di autori di documenti contenuti nella prova d’esame del 2008 (consultabile qui). Come già notato in precedenti post, questo tipo di documenti non è adatto per scrivere un saggio breve, perché si tratta di opinioni con pochissimi dati o riferimenti a fatti realmente accaduti. I documenti abitualmente forniti dal Ministero sono pensati per il saggio breve, mentre un altro tipo di documenti, pieni di dati e riferimenti, andrebbe fornito a chi volesse cimentarsi con l’articolo di giornale. Dovendo fare di necessità virtù, tuttavia, possiamo affermare che i documenti forniti dal Ministero sono utili per farsi un’idea sull’argomento e impostare l’articolo in un certo modo.

I dati Inail sono stati forniti in aggiunta dall’insegnante per la presente esercitazione: senza di loro ci sarebbe stato davvero poco di concreto su cui basarsi per scrivere una cronaca.

Dettagli: 1) le date: non si scrivono mai così «20.11.2014» ma «20 novembre», o, se il giorno non è determinante, solo «novembre», perché, essendo a marzo 2015, qualora scrivessi «novembre» senza specificare l’anno, sarebbe chiaro ed evidente a tutti che si tratta di novembre 2014. Chi scrive per i giornali ha sempre le righe contate, quindi deve escludere tutto ciò che è superfluo; 2) i mesi non si scrivono con la lettera maiuscola; 3)

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