La verità sui migranti di Luca Donadel

La questione dei migranti è diventata un format del web. Con quasi 250 mila visualizzazioni il video di Luca Donadel, intitolato La verità sui “migranti”, pubblicato su YouTube il 6 marzo scorso e ripreso dalla trasmissione Mediaset Striscia la Notizia, è già un video virale. Dato che potrebbe essere visto da studenti delle scuole superiori, ho ritenuto necessario analizzarlo e smontarlo in tre passaggi.

1. La verità scoperta da Donadel: dove vengono soccorsi i migranti provenienti dall’Africa

Dopo essersi impegnato nei mesi scorsi a smontare le presunte bufale su Donald Trump, ora Donadel è passato a dare lezioni di giornalismo sui migranti. Le notizie false che Donadel vorrebbe smontare sono quelle della serie “Mille migranti salvati nel canale di Sicilia”, come per esempio titolava Rainews il 27 gennaio 2017.

Partiamo dal lapsus iniziale per cui Donadel chiama il Canale di Sicilia «Golfo di Sicilia», aggiungendo al danno la beffa, quando, proseguendo nel video, ha la sfacciataggine di ricordarci dove si trova nella cartina geografica proprio il Canale di Sicilia. Se il buon giorno si vede dal mattino… ma andiamo al sodo.

Parlando di migranti salvati nel fantomatico Golfo-Canale di Sicilia, a Donadel non interessano «gli slogan di destra o di sinistra», a lui interessano «la realtà, i dati, i fatti concreti». E qual è la realtà? La realtà è che i migranti non vengono salvati nel Canale di Sicilia, come titolano i giornali in modo menzognero (secondo Donadel), bensì a poche miglia dalle coste della Libia. Il vlogger lo dimostra con un programma di monitoraggio delle navi da 400 euro al mese, di cui vanta l’acquisto per convincerci che ci ha offerto un giro in barca. Ottimo lavoro, perciò i prossimi titoli andranno corretti: “Mille migranti salvati davanti alla Libia”. Questo significa ristabilire la verità dei fatti. Ma a Donadel interessava davvero ristabilire la realtà dei fatti? Il discorso propagandistico che segue l’intraprendente analisi dei dati satellitari fa venire molti dubbi.

2. Dalla verità alla propaganda anti-clandestini

Prima Donadel attribuisce la colpa dell’aumento dei migranti morti in mare ai salvataggi effettuati dalle navi delle organizzazioni non governative a poche miglia dalle coste, poi la colpa delle migliaia di morti diventa dei programmi dell’Unione Europea Mare Nostrum e Triton di Frontex, che però non hanno lo scopo di soccorrere i migranti in mare ma di impedire le partenze e gli sbarchi.

Dalla confusione Donadel passa alla vera e propria propaganda, con un salto logico all’apparenza casuale: «poi dobbiamo ripartire dalle basi della comunicazione» dice, prima di arrivare al vero obiettivo del suo video. “Migranti” sono gli uccelli, afferma il vlogger, non gli uomini che attraversano il Mediterraneo, come se il verbo “migrare” non fosse la radice dei verbi “immigrare” ed “emigrare”, usati comunemente per gli esseri umani. Quelli che vengono salvati nel Mediterraneo non sono migranti, dice Donadel, ma per il 20% sono profughi, come se i profughi non fossero persone che migrano, e per l’80% sono «immigrati clandestini, clan-de-sti-ni». Ecco dove voleva andare a parare Donadel: quelli salvati nel Mediterraneo non sono esseri umani che migrano ma «clan-de-sti-ni». Per convincerci dice che non è lui a dire queste cose, ma l’Unione europea e mostra un titolo di giornale, su cui però la parola «clandestini» non compare. Compare il termine «irregolari».

Donadel si mostra nostalgico del termine clandestini, che la Carta di Roma, protocollo deontologico per giornalisti sul tema dei migranti, inserisce tra i termini impropri e sconsiglia di usare perché con esso si definisce «comunemente, ma in modo errato» il migrante irregolare, mentre i giornalisti devono impegnarsi ad «adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore e dall’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri».

Se usato per definire un essere umano, clandestino è un termine xenofobo, perché testimonia quella stessa paura nei confronti degli stranieri che spinge a usarlo: clandestino deriva infatti dall’avverbio latino clam, che significa «di nascosto», per cui chiamando gli esseri umani che migrano clandestini li si dipinge come nemici che entrano di nascosto dentro casa. Se proprio si vuole indicare un essere umano, in base al suo status giuridico, un immigrato che entra in un paese senza permesso si può definire irregolare. Anche la parola irregolare, tuttavia, è imprecisa e finisce per confondere invece che chiarire. Per indicare chi non migra per guerre, persecuzioni, catastrofi, esiste il termine migrante economico, che indica chiaramente la causa per cui si migra: la condizione economica. Migranti economici: così dovremmo chiamare i non-profughi, se vogliamo davvero capire di chi stiamo parlando. Difficile, però, dare addosso ai migranti economici, invece che ai clandestini o agli irregolari. “Abbasso i migranti economici!” non funziona come slogan. Chi dice di occuparsi di comunicazione per professione, come Donadel, dovrebbe saperlo, infatti lo sa e non lo dice, con falsa coscienza. Per una distinzione tra migranti, profughi e rifugiati rimando a un mio post pubblicato qui.

3. L’obiettivo pubblicitario di Donadel

Concludendo la sua propaganda, Donadel afferma che dietro il salvataggio della maggior parte dei migranti, che come abbiamo visto sono migranti economici, ci sarebbe il business delle cooperative, ma non è così: il business delle cooperative ruota proprio attorno ai profughi e ai richiedenti asilo, che sono una minima percentuale, come ci ricorda lo stesso Donadel, non ai migranti economici. Il suo scorretto discorso propagandistico si conclude, dunque, svelando i veri mandanti dell’operazione. Il video infatti termina con la pubblicità di Profugopoli, un libro sul business dei profughi, non dell’80% dei migranti, un libro che guarda caso è stato scritto da Mario Giordano, direttore del TG4, un telegiornale Mediaset.

Insomma, Donadel ha girato un video per fare pubblicità a Mediaset, che lo ha ripreso e rilanciato nella sua trasmissione di punta Striscia la notizia, in perfetto conflitto d’interessi, degno della famiglia Berlusconi, proprietaria di Mediaset e azionista di maggioranza del centrodestra italiano, che da anni sostiene una campagna anti-immigrati, chiamandoli con disprezzo e xenofobia clandestini.

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