#INVASIONE

#INVASIONE

Proposta di esercizio

Materie interessante: Storia, Geografia, Cittadinanza, Italiano, Arte.

Premessa

La parola “invasione” ha un ampio significato, che risale a millenni fa e spazia fra gli Stati e i continenti: dalle Guerre persiane, in cui si impone la parola “barbaro” in riferimento all’Impero persiano che invase le città greche dell’Asia minore, alle “invasioni barbariche” dell’Impero romano, dalle invasioni della Cina da parte dei Mongoli alle invasioni militari della Germania nazista e dell’Italia fascista fino alle migrazioni contemporanee, chiamate “invasioni” soprattutto dagli Europei, non solo in Italia (vedi titoli come L’invasione dei migranti del quotidiano «Il Giornale») ma anche nel Regno Unito (vedi articoli di giornali come il Sunday Express), in Polonia (dove temono l’invasione dei jihadisti) e altrove.

1. Per un’analisi interdisciplinare

Ogni volta che si affronta a scuola uno degli argomenti citati (Guerre persiane, Invasioni barbariche, Invasione dei Mongoli, Invasioni nazi-fasciste, Migrazioni), compare la parola invasione. È quindi un ottimo esercizio analizzarla in un’ottica interdisciplinare e interculturale, tra storia, geografia, cittadinanza, italiano, arte e chissà quante altre materie che non padroneggio. Partendo dalla sua versione elettronica #INVASIONE si potrà includere anche l’approccio didattico digitale, fondato sull’uso delle TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione).

La parola “INVASIONE”, preceduta dal cancelletto (#), si trasforma in un hashtag, cioè in una “tag” (etichetta) preceduta dall’“hash” (cancelletto). Così etichettata la parola può essere facilmente trovata nei social network, da Twitter che ha diffuso gli hashtag a livello di massa fino a Facebook e Instagram. Cercando l’hashtag #INVASIONE su Internet si scoprirà che esso è usato soprattutto da individui e gruppi xenofobi in riferimento alle migrazioni di popoli verso l’Europa, mostrando così una chiara paura dello straniero.

Potremmo partire da qui per fare una comparazione storica e linguistica fra l’uso del termine barbaro da parte di antichi Greci e Romani, se studiamo Storia, oppure potremmo concentrarci sull’oggi, analizzando il fenomeno migratorio contemporaneo, in Geografia e Cittadinanza. Oppure, potremmo usare tutti i dati a nostra disposizione per condensarli in immagini emblematiche come quella che ho provato a creare e inserire all’inizio di questo articolo.

2. Esercizio di Geografia, Cittadinanza, Italiano

Lasciando ad altri il compito di preparare materiali di Storia sul tema “#INVASIONE”, io proporrò un esercizio di Geografia e Cittadinanza, che si avvale anche delle competenze acquisite nello studio del Testo argomentativo in Italiano. La consegna dell’esercizio potrebbe essere la seguente.

È corretto chiamare #INVASIONE le migrazioni di persone in fuga dalla guerra e dalla fame verso l’Italia? Si tratta davvero di un’invasione? Alla luce dei dati forniti, elabora e dimostra la tua tesi. 

DATI

Al 1° gennaio 2017 i residenti in Italia sono 60 milioni 579 mila (fonte Istat). I migranti irregolari nel 2015 sono stati 34 mila, cioè lo 0,05% della popolazione italiana (dati Ministero dell’Interno). I richiedenti asilo 84 mila, cioè lo 0,1% della popolazione italiana (dati Dossier Caritas).

3. Una possibile analisi

Per procedere all’analisi occorre innanzitutto definire cosa intendiamo con il termine invasione. Prendiamo per comodità un dizionario in versione elettronica come il Vocabolario Treccani. Ecco tutti i significati che ci troviamo davanti.

invaióne s. f. [dal lat. tardo invasioonis, der. di invadĕre «invadere»]. – 1. a. Ingresso nel territorio di uno stato da parte delle forze armate di uno stato belligerante, per compiervi operazioni belliche, con o senza l’intenzione di occuparlo stabilmente: l’i. della Polonia, nella 2a guerra mondiale; fare, tentare un’i.; respingere un’invasione. b. Con riferimento soprattutto alla storia medievale, la penetrazione in un territorio di popoli che migrano in cerca di nuove sedi: le i. barbariche; l’i. degli Unni, o di Attila; l’i. della Spagna da parte dei Vandali; l’i. longobarda, in Italia. c. Irruzione violenta o arbitraria di persone in un luogo: i. di aziende agricole o industriali, considerata come reato contro la pubblica economia; i. di terreni o edifici altrui (pubblici o privati), considerata reato contro il patrimonio, quando sia fatta con lo scopo di occuparli o di trarne altrimenti profitto; scherz.: ma questa è un’i., quando molte persone, per lo più amiche, entrano inaspettatamente tutte insieme in un luogo. In giochi a squadra, e soprattutto nel calcio, i. del (o di) campo, irruzione degli spettatori sul terreno di gioco durante o alla fine di una partita, per protesta; i. pacifica, quella effettuata per entusiastica acclamazione dei giocatori della propria squadra. d. Nella pallavolo, sconfinamento di un giocatore (o di una parte del suo corpo) nel campo di gioco avversario durante lo svolgimento di un’azione. 2. a. In relazione ai sign. estens. e fig. di invadere, di qualsiasi cosa che irrompa in un luogo occupandolo o diffondendovisi in gran quantità: un’i. di cavallette, di topi; arginare l’i. delle acque; l’i. del morbo, di un’epidemia; c’è un’i. di prodotti (o anche di cantanti) stranieri, di film polizieschi, di fumetti pornografici. Raro col senso di usurpazione, ingerenza arbitraria e sim.: i. di un potere, di un diritto; l’i. del sentimento nel dominio della ragione. b. In patologia, la diffusione nell’organismo di agenti infettivi o di cellule tumorali (i. metastatica). In partic., nel decorso di alcune malattie infettive, periodo d’i., quello caratterizzato da febbre, comparsa più o meno brusca dei sintomi caratteristici, ed eventualmente positività dell’emocoltura.

Per un confronto usiamo il Nuovo De Mauro presente nel sito della rivista «Internazionale».

invasione

in|va|ṣió|ne
s.f.
av. 1510; dal lat. invasiōne(m), v. anche invadere.AU
1. penetrazione, ingresso in un territorio, in uno stato, di truppe, di forze armate allo scopo di saccheggiarlo, occuparlo e sim.: invasione del territorio nemico, compiere un’invasione, difendersi da un’invasione, invasioni barbariche
2a. estens., irruzione violenta di persone in un luogo: invasione di dimostranti nel palazzo del comune
2b. afflusso di un gran numero di persone in un luogo: un’invasione di turisti; anche scherz.: un’invasione di amici in casa
3a. diffusione nociva e inarrestabile: invasione di cavallette, di topi
3b. fig., propagazione, contagio dilagante: invasione di un morbo, di un’epidemia
3c. inondazione: invasione delle acque
4. fig., di prodotto commerciale, diffusione massiccia sul mercato: invasione di libri stranieri
5. BU fig., usurpazione, ingerenza arbitraria
6. TS sport nella pallavolo, fallo consistente nello sconfinamento di un giocatore o di una parte del suo corpo nel campo avversario, durante una fase di gioco
7. TS med. presenza e diffusione nell’organismo di agenti patogeni, spec. batteri e parassiti

Potremmo continuare consultando altri dizionari e io l’ho fatto consultando anche il Dizionario italiano ragionato (DIR), ma non si riscontrerebbero differenze significative. Ricorrendo a un dizionario storico, come il Tesoro della lingua italiana delle origini (TLIO), si scoprirebbe che le prime attestazioni del termine invasione risalgono al Trecento e in tutte la parola invasione è usata per indicare la penetrazione in un territorio per occuparlo, come nel primo significato del Treccani e del De Mauro. Quindi, possiamo dire che il significato proprio del termine invasione, sin dalle origini della lingua italiana, è legato all’occupazione di un territorio, «massiccia e impetuosa, spesso con effetti devastatori» precisa il DIR.

È evidente che in questo senso le migrazioni di stranieri in Italia, almeno per il momento, non possono essere chiamate invasione. Bisogna passare al secondo significato della parola, non quello proprio, ma quello esteso: «afflusso di un gran numero di persone in un luogo: un’invasione di turisti; anche scherz.: un’invasione di amici in casa». Ecco, forse in questo senso la parola invasione potrebbe essere appropriata, ma solo all’apparenza. Vediamo perché.

Quand’è che si parla di un’invasione di amici in casa? Se sono solo in casa, bastano tre amici per parlare di invasione. Se in casa fossimo cinque, gli amici dovrebbero essere almeno altrettanti, se non il doppio, per poter dire di essere di fronte a un’invasione. Insomma, gli amici devono essere tanti in rapporto a chi sta in casa per parlare di invasione. L’esempio della casa è calzante, per raffigurare i dati, i numeri, trasformandoli in persone.

Allora, immaginiamo che la nostra casa sia l’Italia. L’Italia può essere paragonata a una villa. Magari una villa in decadenza, ma pur sempre una villa. Ora, nelle ville si possono organizzare feste con tanti invitati. E l’Italia contemporanea, appartenente al G7, i 7 paesi più industrializzati del mondo, può essere paragonata a una villa in cui è in corso una grande festa. Non tutti fanno festa nelle ville in festa, è chiaro: quando si organizzano feste nelle ville, ci sono i servitori vari, camerieri, cuochi, giardinieri, facchini, ecc.

Allora immaginiamo che l’Italia sia una villa in cui si tiene una festa con 100 persone. 70 persone possono permettersi di ballare, 30 devono servire. Questa differenza rispecchia il divario fra il 70% della popolazione italiana che è oltre la soglia di povertà e circa il 30% che è a rischio povertà (dati Istat). È la differenza fra chi sta di qua (balla) e chi sta di là (serve).

All’interno dei 70 vi sono ulteriori divari è chiaro. Si potrebbe distinguere fra il proprietario che è 1 (l’1% della popolazione in Italia possiede il 23,4% della ricchezza nazionale, dati Oxfam), i suoi amici che sono 9 (in totale il 10% della popolazione dal 2000 al 2015 ha avuto un incremento di ricchezza del 53,7%, dati Oxfam), gli amici degli amici che sono i restanti 60 e potremmo proseguire distinguendo ancora fra quei 60 che ballano, preoccupati o meno dai debiti che hanno dovuto contrarre per partecipare alla festa. Ma non ce n’è bisogno perché la vera differenza, per capire se siamo di fronte a una vera #INVASIONE, è tra chi è dentro la villa e chi sta fuori. Chi sta dentro, alla peggio, se muore di fame, può spartirsi gli avanzi. Chi è oltre il muro, oltre il fossato, oltre i confini, deve scavalcare se vuole unirsi ai servitori e raccogliere qualche avanzo anche lui. Se i dati sono questi, possiamo procedere alla sintesi. Quindi, ricapitolando:

Siamo a una festa con 100 persone. Si presenta all’ingresso solo lo 0,1% di una persona, per esempio la sua mano, per chiedere aiuto. La mano di una persona in difficoltà appare all’ingresso della vostra festa con 100 persone: la chiamereste invasione? Pensateci quando sentirete di nuovo parlare di invasione di migranti, in particolare dei profughi e richiedenti asilo in Italia: nel 2015 i richiedenti asilo sono stati 84 mila, cioè lo 0,1% della popolazione italiana.
Siamo sempre alla stessa festa con 100 persone. Alla fine della festa dobbiamo spazzare via dal pavimento, come se fosse polvere, lo 0,05% di una persona, più o meno 35 grammi di uno che pesa 70 kg. Sono quel che resta di un irregolare che deve essere espulso. Quindi, bisogna raccogliere dal pavimento una manciata di polvere, capelli unghie pelle morta insieme ad avanzi di cibo. Pensateci quando sentirete di nuovo parlare di migranti irregolari, detti con disgusto “clandestini”: nel 2015 sono stati 34 mila, cioè lo 0,05% della popolazione italiana. Una mano che appare all’ingresso della vostra villa con 100 persone dentro per chiedere aiuto. 35 grammi di una persona entrata irregolarmente da esplellere. Questi sono i dati, commisurati a quelli di una festa in una villa con 100 persone. E questa sarebbe un’#INVASIONE?


Conclusioni pratiche: il testo argomentativo e il meme

L’analisi che ho compiuto potrebbe essere la bozza di un testo argomentativo su un argomento di Geografia e Cittadinanza, eventualmente da abbreviare. Qui trovate una versione rivista e corretta, preceduta dai documenti proposti e sistemati, come in una possibile traccia da usare come verifica.

Se invece volessi assegnare un esercizio che comprenda anche le competenze acquisite studiando Arte, come esempio di sintesi estrema potrei proporre il meme che ho inserito all’inizio dell’articolo. L’ho creato accostando il termine proprio di invasione e il suo significato esteso applicato ai migranti, #INVASIONE. L’accostamento, tipico del linguaggio dei meme diffusi nei social network, fa risaltare il contrasto tra il significato proprio del termine e il suo uso esteso, che contrasta con la storia e con la realtà dei fatti.

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