Scrittura | Testo argomenativo sul poker a scuola

Propongo un esercizio di scrittura. Il tema è di stritolante attualità.

Scrivere un testo argomentativo sul seguente argomento: “È giusto vietare il poker a scuola?” Prima di svolgere il tema, leggere attentamente i seguenti documenti.

Definizioni: http://www.treccani.it/enciclopedia/poker/ ; http://www.treccani.it/enciclopedia/gioco-d-azzardo/

Leggere le voci Normativa italiana, Il gioco d’azzardo e i minori, Attenzione alla ludopatia di questa pagina: http://www.giovaninweb.it/aree/gioco-dazzardo/51

I dati sul gioco d’azzardo fra i giovani: http://www.agi.it/cronaca/2016/10/03/news/gioco_dazzardo_in_crescita_tra_minori-1131447/

Un milione e 240mila studenti tentano la fortuna con il gioco d’azzardo («La Repubblica», 23/1/2017)

Svolgimento

È giusto vietare il poker a scuola?

introduzione: un caso da manuale

Suona la campanella, metà della classe si precipita fuori dall’aula, l’altra metà resta dentro: due ragazzi si mettono ad ascoltare musica rap da un cassa wireless, un gruppetto di ragazze si apparta per chiacchierare, un gruppo di maschi si siede attorno a due banchi e si mette ad armeggiare attorno a una valigetta. Ne esce un kit professionale che viene disposto con cura sul piano: 300 fiches embossed con valori da torneo, 1 mazzo di carte 100% plastica, 1 dealer, 1 guard, 1 timer.

1. Il divieto di giocare a poker in classe

«Che fate, giocate a poker?» chiede incredulo il docente. «Sì» rispondono ridacchiando gli allievi. «Non credo si possa fare». «Perché no?» «Perché è un gioco d’azzardo.» Le puntate proseguono, fra le risatine e l’indifferenza del resto della classe. Passa qualche settimana e a ogni intervallo la scena si ripete. Ormai arrivano anche da altre classi per prendere parte alla bisca. Al momento di incontrare i colleghi al Consiglio di Classe il docente riferisce l’accaduto. Si decide di vietare quella pratica: non si può giocare a poker in classe. La decisione viene riferita ai rappresentanti degli studenti e dei genitori. Il dado è tratto.

2. Il gioco d’azzardo non è un divertimento ammissibile a scuola

Ma è giusto vietare il poker in classe? Per i docenti, che hanno la responsabilità educativa della classe, sì. Per gli studenti, che vogliono solo divertirsi durante l’intervallo, no. Secondo un’indagine condotta nell’anno scolastico 2015-2016 dall’Osservatorio “Young Millennials Monitor – Giovani e Gioco d’Azzardo” di Nomisma-Unipol, in collaborazione con l’Università di Bologna, il 27% degli studenti fra i 14 e i 19 anni, su un campione di 11.000 giovani, considera il gioco d’azzardo un divertimento, una passione e un modo per occupare il tempo libero. Non è detto, tuttavia, che tutti i divertimenti, le passioni e i modi per occupare il tempo libero siano ammissibili a scuola: alcuni si divertono a bere super-alcolici, altri hanno la passione per le sigarette e altri ancora occupano il tempo libero giocando d’azzardo.

È ammissibile divertirsi giocando d’azzardo a scuola? Mettendo da parte per un attimo la consistenza della posta in palio, il poker appartiene ai giochi d’azzardo perché si basa sul caso, sull’aleatorietà, sullo stesso principio che governa il lancio del dado, in arabo azzahr e in latino alea. Nel poker, dicono i giocatori, non c’entra solo la fortuna: non è come il Gratta & Vinci, il gioco più popolare fra gli studenti fra i 14 e i 19 anni secondo Nomisma, nel poker ci vuole anche abilità, perché si devono riconoscere le possibili combinazioni e calcolare le probailità. Tuttavia, qualora giocassimo in cinque, le probabilità che escano due assi di seguito, se ne ho in mano due, per avere un poker d’assi, ammesso che non li abbiano già in mano i miei sfidanti, sono due su venticinque, alla prima mano e, se per caso lo pescassi, una su venti alla seconda mano. Anche qualora riuscissi a limitare le possibilità a una su due, potrei calcolare quanto voglio, ma come in Testa o Croce è sempre il caso a dominare, l’abilità è trascurabile. È divertente perdere un gioco senza poterci fare niente? I giocatori di poker, come gli alcolizzati, non riconoscono il dominio del caso: credono che la vittoria dipenda dalla loro abilità. Per questo si infuriano, quando le carte che pensavano potessero uscire non escono. Per questo truffano, fingendo di avere carte che non hanno. Non ammettono di essere schiavi del caso, come gli alcolizzati non ammettono di esserlo dell’alcol. Poker e alcol: un binomio fatale che si ritrova nella quota di giocatori fra i 14 e 19 anni che consumano anche super-alcolici, ovvero il 60%; la stessa cecità che non fa vedere il dominio del caso nel poker è quella che impedisce di riconoscere i danni provocati dall’alcol, così come dalle sigarette: il 57% dei giovani giocatori d’azzardo è anche tabagista (Nomisma). I minorenni non possono né bere super-alcolici né fumare sigarette a scuola, perché super-alcolici e sigarette sono dannosi e la salute dei minorenni a scuola è sotto la tutela dei docenti. Anche il poker è dannoso perché insegna a confondere la propria abilità con il caso e a truffare per vincere. Infine, esiste un legame perverso fra gioco d’azzardo, alcol e sigarette, che induce a bandire tutta la triade infernale.

Veniamo ora alla consistenza della posta in palio: si può parlare di gioco d’azzardo quando in palio ci sono solo fiches e non soldi? Le fiches sono dischetti rotondi usati per rappresentare una certa somma di denaro. Quindi, la natura delle fiches rinvia direttamente ai soldi e trasforma il poker giocato con le fiches in un gioco d’azzardo che non si può sapere se sia solo potenziale o effettivo. È come ammettere il possesso di alcol per un minorenne: non è detto che lo beva, ma il solo fatto di possederlo costituisce una probabilità di consumarlo che non si può ammettere. In quanto gioco d’azzardo, potenziale o effettivo che sia, il poker non si può ammettere a scuola, sia perché diseducativo, come appena dimostrato, sia perché il gioco d’azzardo è vietato ai minori, secondo il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza R.D. n. 773 del 1931 e leggi successive. Nel gioco d’azzardo, in realtà, è l’azzardo in sé, non sono i soldi a interessare i giovani: fra il 49% degli studenti che nel 2016 ha tentato la fortuna, il 72% dichiara di sostenere una spesa media settimanale per i giochi inferiore a 3 euro (dati Nomisma). Nel poker, anche senza soldi, l’azzardo resta e con esso il dominio del caso che abitua ad affidarsi a una potenza cieca, invece che alla propria abilità, e a truffare, quindi a mentire.

3. Giochi criminali

Il divieto di giocare d’azzardo risale in Italia agli anni Trenta del Novecento: il gioco d’azzardo costituiva una minaccia per l’ordine pubblico, che si riteneva potesse essere messo in pericolo dall’esercizio di quei giochi che, per la loro natura, sono idonei a provocare disordini o, addirittura, a favorire condotte criminose. Ancora oggi, in effetti, fra le attività gestite dalla criminalità organizzata, oltre ai traffici di armi, droghe, merci contraffatte e schiavi moderni, c’è il gioco d’azzardo. Esso è dunque uno degli anelli di una lunga catena che schiavizza milioni di persone.

Sempre Nomisma testimonia che il 21% dei giovani giocatori inizia a giocare d’azzardo per curiosità, il 20% per caso, il 18% per divertimento, l’11% per l’esempio degli amici: le stesse motivazioni che spingono gli adolescenti a consumare alcol e droga prima di avere l’età giusta per essere liberi di farlo, a proprio rischio e pericolo. Per non parlare, poi, del legame fra gioco d’azzardo e rendimento insufficiente: fra “chi va male” il 51% prova il gioco d’azzardo. All’intervallo questi soggetti svantaggiati dovrebbero ripassare, da soli o con i compagni più preparati, invece di precipitarsi a giocare a poker. Il loro rendimento, quindi la loro preparazione, infine la loro capacità di giudizio e autodeterminazione se ne gioverebbero.

Conclusione

Vietare a una classe di sedicenni il gioco del poker a scuola significa togliergli un invisibile anello al naso, che con tutta probabilità la maggior parte si sarebbe tolto da solo, prima o poi, anche senza il divieto, ma secondo Nomisma il 5% degli studenti italiani ha un rapporto problematico con il gioco d’azzardo e il 9% è a rischio: tanto basta per evitare che l’anello al naso rimanga anche a uno solo o due dei ventisei giovani allievi della classe.

Ecco perché è giusto vietare il poker a scuola.

Prof. Valerio Cuccaroni

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