Letture da dio. I testi sacri racconti epici e fonti storiche

Avete mai letto un Vangelo per intero? Nessuno dei miei allievi cattolici lo ha mai letto, eppure hanno seguito per anni la messa e le lezioni del catechismo. Girolamo, che tradusse la Bibbia dal greco al latino, affermò: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo». Com’è possibile allora che i giovani che hanno conseguito la Comunione e la Cresima non abbiano mai letto per intero neanche un Vangelo? È un problema non solo per i fedeli della Chiesa Cattolica ma per tutta la popolazione italiana, che in maggioranza si riconosce nella tradizione cristiana. Che i cattolici non leggano i Vangeli è sempre stato un grande problema per l’Italia, a dire il vero, sin da quando il Concilio di Trento nel 1500 vietò la traduzione della Bibbia nelle lingue volgari. In Germania il popolo tedesco ha un testo letto a livello popolare da cinque secoli. L’Italia no. La Chiesa Cattolica, tuttavia, non è più quella del Concilio di Trento, ma è quella del Concilio Vaticano II. E sono passati oltre 50 anni da quando, in chiusura del Concilio Vaticano II, il 18 novembre 1965, fu promulgata la Costituzione Dei Verbum (DV) sulla divina rivelazione. Nella DV si afferma che la Bibbia non è un libro religioso riservato a pochi eletti ma contiene la parola di Dio per la vita della Chiesa, cioè di tutta la comunità di fedeli. Le Scritture sono alla base della Chiesa, sono la sua fonte. Tutta la predicazione e la religione cristiana deve essere nutrita e regolata dalla Scrittura, secondo la DV, tanto che si promossero traduzioni della Scrittura nelle lingue moderne e lo studio dei sacri testi. Com’è possibile allora che ancora oggi, a 50 anni di distanza, i Vangeli non siano letti?

L’ignoranza della parola di Cristo, tuttavia, non paga. Il numero dei battezzati, a livello europeo, è in calo: in cinque anni, dal 2010 al 2015, si è passati dal 23,8% al 22,2%, secondo il dati dell’Ufficio Statistica della Segreteria di Stato del Vaticano, che conferma la tendenza anche per quanto riguarda le vocazioni: «il numero dei seminaristi, infatti, dopo aver toccato un massimo nel 2011, subisce una graduale contrazione.» Conoscere la Bibbia, leggerne per intero almeno un libro dell’Antico Testamento e uno del Nuovo è l’unico modo per conoscere a fondo la nostra cultura.

La scuola ha il dovere di proporre letture integrali di testi fondamentali della cultura mondiale, specie di quelli brevi: allora in una classe prima delle scuole superiori, per dare conto delle diverse forme di epica, si potranno leggere per intero l’Epopea di Gilgamesh e la Genesi, oltre che interi canti dell’Iliade, dell’Odissea e dell’Eneide, in parallelo con il programma di storia, geografia e cittadinanza. Lo stesso occorrerebbe fare con gli Avesta degli Zoroastristi, i Veda degli Induisti, il Corano dei Musulmani, i Tripiṭaka di Buddha. Da evitare le riduzioni in prosa, perché occorre confrontarsi con i testi antichi nella loro integrale diversità, promuovendo la ricerca lessicale e l’analisi retorica, oltre che approfondimenti tematici, antropologici, storici.

Prof. Valerio Cuccaroni

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