Simposi al festival La Punta della Lingua

Foto-BLANDIANA-ANAA La Punta della Lingua 2018 abbiamo invitato una delle più grandi poete europee, Ana Blandiana. Con l’occasione abbiamo deciso di inaugurare una nuova sezione del festival: il Simposio.
Il Simposio dall’antichità ai giorni nostri è un pranzo in compagnia di grandi pensatori, che si trasforma in dialogo sull’amore e in un’occasione di formazione.
Come nel simposi antichi, anche nel nostro ci sono solo pochi posti, ma al contrario di quelli antichi, a invito, tutti possono accedere al nostro.
Possono accedere tutti perché si tiene in un locale pubblico con un costo accessibile a tutti. Il prezzo popolare non è commerciale: il nostro Simposio non è un prodotto che si avvale dell’economia di scala.
Bisogna infiltrarsi all’interno del mercato, in cui anche la parola “occasione” non richiama Montale ma la stagione dei saldi, e rovesciarne la logica.
Con il Simposio non c’è profitto, perché la nostra organizzazione è basata sulla logica del non profitto: Nie Wiem è non profit. È teoria della prassi, pratica della cooperazione e della condivisione.
La Punta della Lingua è un progetto che si avvale dell’estetica per affermare un’etica: l’arte richiede una selezione attuata prima di tutto attraverso un confronto fra intendenti, ma diffusa in modo democratico.
Il “princeps”, il principe, l’imperatore Augusto si serviva dell’arte per giustificare la sua politica conservatrice di restaurazione del regime aristocratico: a questo scopo Mecenate si serviva degli artisti.
Il principe contemporaneo, il popolo, sovrano della Repubblica, ha il compito di servirsi di tutti i Mecenati possibili per affermare i suoi moderni valori democratici, che sono gli unici davvero nobili.
Hotel, ristoranti, grandi sponsor che finanziano i nostri festival finanziano la diffusione dei nostri valori democratici, perché oggi siamo noi, il demos, il principe, il sovrano della Repubblica.
È questo titanismo collettivo che sfruttano gli apprendisti stregoni di oggi: si servono del potere dato dal popolo ai suoi rappresentanti, ai politici, per sviluppare politiche a vantaggio di pochi.
Invece il principe contemporaneo, il popolo, deve attingere come l’imperatore ai massimi livelli della cultura per non farsi governare da nessuno, ma piuttosto per autogovernarsi.
Trasformare la propria città in una centro culturale democratico significa dare a tutta la popolazione i mezzi per studiare, gustare e apprezzare ciò che un tempo solo i nobili potevano studiare, gustare e apprezzare.
Bisogna avere chiari i fini per usare bene i mezzi. E se il fine giustifica i mezzi, in politica, occorre che il fine sia nobile, elevato, utile a tutto il popolo. Solo così noi democratici riconquisteremo il campo.
Allora anche un pranzo in un hotel di lusso, in compagnia di un’autrice che ebbe il coraggio di resistere a un tiranno, alimenterà la democrazia.

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