Agostino e la dottrina del sacro furto

Il nome Medioevo fu dato dagli Umanisti al periodo di tempo intercorso tra la fine dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.) e la riscoperta della cultura classica (1300-1400 d.C.). Gli Umanisti consideravano il Medioevo un’epoca di decadenza, in cui si perse la conoscenza esatta di ciò che i Greci e i Romani avevano scritto e pensato. Gli Umanisti si dedicarono alla riscoperta di quei classici.

Nel Medioevo i classici erano stati letti in chiave cristiana. A teorizzare questo modo di interpretare i testi greco-romani fu Agostino, retore africano convertitosi al cristianesimo alla fine 300 d.C., mentre viveva a Milano, dove era andato a insegnare, per poi tornare in Africa come vescovo di Ippona.

Di seguito il brano in cui Agostino teorizza il modo di interpretare i classici dal punto di vista cristiano, detto sacro furto.

Da Agostino, De doctrina christiana, libro secondo

Conquiste filosofiche e arti liberali: da usarsi con criterio.

40.60. Riguardo ai cosiddetti filosofi, massimamente ai platonici, nell’ipotesi che abbiano detto cose vere e consone con la nostra fede, non soltanto non le si deve temere ma le si deve loro sottrarre come da possessori abusivi e adibirle all’uso nostro. Ci si deve comportare come gli Ebrei con gli Egiziani. Questi non solo veneravano gli dèi ed imponevano ad Israele oneri gravosi che il popolo detestava fino a fuggirne, ma diedero loro vasi e gioielli d’oro e d’argento e anche delle vesti. Il popolo ebraico all’uscita dall’Egitto di nascosto se li rivendicò come propri, per farne – diciamo così – un uso migliore. Non fecero ciò di loro arbitrio ma per comando di Dio, e gli egiziani a loro insaputa glieli prestarono: ed effettivamente erano cose delle quali essi non facevano buon uso 61! Lo stesso si deve dire di tutte le scienze dei pagani. Esse racchiudono invenzioni simulate e superstiziose come pure gravi pesi che costringono a un lavoro superfluo, cose tutte che ciascuno di noi, uscendo dal mondo pagano al seguito di Cristo deve detestare ed evitare. Contengono però insieme a questo anche arti liberali, più consone con il servizio della verità, e alcuni utilissimi precetti morali; presso di loro si trovano anche alcune verità sul culto dell’unico Dio. Tutto questo è come il loro oro e argento, che essi non inventarono ma estrassero da certe – chiamiamole così – miniere della divina Provvidenza, che si espande dovunque. È vero che essi nella loro perversione e iniquità ne abusano per rendere culto ai loro dèi; non per questo però il cristiano, pur separandosi con lo spirito dalla loro miserabile società, deve buttar via tali ritrovati, qualora servano alla giusta missione di predicare il Vangelo. Sarà anche lecito prendere ed adibire ad uso cristiano anche la loro veste, cioè le istituzioni, opera di uomini, che siano aderenti alla convivenza umana, alla quale in questa vita non possiamo sottrarci.

(Brano tratto da http://www.augustinus.it/italiano/dottrina_cristiana/dottrina_cristiana_2_libro.htm)

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