La Grecia dopo la Guerra del Peloponneso | Videolezione + PDF

Alberto Bertoni, durante il suo corso di Didattica dell’Italiano alla Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Superiore (SSIS) dell’Università di Bologna, ci consigliò di insegnare solo ciò che reputiamo fondamentale e che ci appassiona, trascurando argomenti spacciati per fondamentali ma in realtà non sempre tali, a ben vedere. Per farci un esempio, Bertoni citò la divisione in sequenze che, pur essendo un retaggio della narratologia superato da decenni, viene ancora impiegato pedissequamente nelle scuole, trascurando altri più fecondi approcci all’analisi del testo.

La scelta di insegnare solo ciò che reputiamo fondamentale e che ci appassiona è obbligata soprattutto quando si insegna Storia, che per definizione è sterminata e al biennio va insegnata in tre ore, insieme a Geografia e Cittadinanza. A proposito di approcci superati, lo studio della Storia guerra-per-guerra è un retaggio dell’histoire événementielle, ovvero della «storia evenemenziale», come polemicamente venne definita la storia dei “grandi fatti compiuti da grandi uomini” dalla rivista francese «Annales», fondata nel 1929 da Marc Bloch e Lucien Febvre. Secondo questi due grandi storici, che hanno influenzato tutta la storiografia contemporanea, lo studio della storia evenemenziale va associato allo studio della storia sociale. In altre parole, piuttosto che concentrarsi sulla memorizzazione di un elenco di grandi guerre, grandi personaggi e relative date, bisogna comprendere in quale contesto sociale scoppiarono quelle guerre e vissero quei personaggi.

Come è possibile, però, concentrarsi sulla storia sociale quando abbiamo a che fare con quarant’anni di guerre, dal 404 al 362 avanti Cristo, in cui successe di tutto, in tutti i campi, e in un territorio che va dalla Grecia all’Asia minore, senza una periodizzazione chiara e una cronologia di riferimento, come invece c’è per la Guerra del Peloponneso? Non è possibile memorizzare tutte le date, ci diceva Bruno Andreolli (1949-2015), allievo del grande Vito Fumagalli e nostro docente di storia medioevale sempre a Bologna, perciò è bene individuare quelle che hanno segnato uno spartiaque e, a partire da quelle, compiere delle periodizzazioni.

Alla luce di tutte queste considerazioni ogni volta che mi sono trovato a insegnare il periodo che va dalla fine della Guerra del Peloponneso (404 a.C.) alla fine dell’egemonia di Tebe (362 a.C.), con tutto quel susseguirsi di guerre, scontri, rivolgimenti, ho avuto sempre la tendenza a seguire il manuale nella scelta di dedicargli un’attenzione limitata. Dopo essermi soffermato a lungo sul periodo dei legislatori, in particolare di Clistene, che con le sue riforme pose le basi della democrazia, sulle guerre persiane, in cui si formò l’identità greca e nacque la storiografia con Erodoto, sull’età di Pericle, in cui si consolidò il primato culturale di Atene, e sulla Guerra del Peloponneso, che consentì a Tucidide di elaborare il suo metodo storico basato sull’analisi delle fonti, dei rapporti di forza, delle conseguenze immediate e profonde, arrivato al periodo della cosiddetta “impossibile egemonia” ho sempre dato le informazioni essenziali per passare al più presto a insegnare Alessandro Magno.

Stavolta, però, dovendo apprendere a distanza, con le classi, ciò che accadde in Grecia dopo la Guerra del Peloponneso, ho sentito la necessità di fissarlo in pochi, spero utili strumenti (due tabelle e una linea del tempo) che ci aiutino a comprere meglio questa fase convulsa ma anche straordinariamente creativa della storia greca.

Metto in comune questi materiali: qui trovate il PDF della presentazione usata per registrare la videolezione.

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