Ver sacrum, il rito italico della primavera sacra

Nell’Italia antica, quando un’epidemia o altre calamità colpivano le popolazioni dei Sabini, dei Sanniti e raramente anche dei Latini, si eseguiva il rito del “ver sacrum”, della “primavera sacra”.

I Romani offrivano agli dèi sacrifici di animali, come avvenne durante le guerre puniche, secondo quanto riportato da Livio nel capitolo 10 del libro XXII della sua Storia di Roma. I Sabini, invece, sacrificavano i primogeniti nati in primavera.

I Romani uccidevano gli animali in onore di Giove, mentre i primogeniti venivano consacrati in onore di Marte. Consacrarli non significava ucciderli: dopo venti anni i consacrati dovevano andare a colonizzare un nuovo territorio.

Le leggende, riportate dagli storici Plinio e Strabone, dicono che così giunsero nelle Marche i Piceni. Un gruppo di Sabini partì forse da Tora Matiena, oggi in provincia de L’Aquila, dove esisteva un antico oracolo di Marte, inseguendo un animale totemico, un animale sacro, il picchio, che condusse i futuri Piceni fino ad Ausculum, transitando per Amatrice.

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