L’invenzione della letteratura

Che cos’è la letteratura? Ogni corso di letteratura dovrebbe iniziare con questa domanda: la risposta consisterà in tutto ciò che il corso stesso proporrà.
Prendiamo due manuali di letteratura italiana in uso nei licei: Baldi et al., “Imparare dai classici a progettare il futuro”, Terrile et al., “Una grande esperienza di sé”. Non pongono la domanda, dando per scontata la risposta.

Il primo manuale completo di storia della letteratura, pubblicato in Italia, è La storia della letteratura italiana, iniziata nel 1772 e compiuta nel 1782, da Girolamo Tiraboschi, direttore della biblioteca estense di Modena.

Tiraboschi aveva un’idea della letteratura settecentesca, che la modernità ottocentesca trasformerà, ma che gli studi culturali, i cultural studies*, hanno riportato in auge. La storia della letteratura era per Tiraboschi la storia della cultura illustre, che egli chiamava la «Storia dell’origine e de’ progressi delle scienze tutte in Italia», includendo anche la storia «de’ mezzi che giovano a coltivare le scienze», ovvero «la storia delle pubbliche scuole, delle biblioteche, delle accademie, della stampa, e di altre somiglianti materie», senza dimenticare le «arti liberali», in particolare pittura, scultura e architettura, perché «hanno una troppo necessaria connession colle scienze», benchè, ammette, «nel ragionare di esse sarò più breve, poichè non appartengono direttamente al mio argomento». Non a caso, ancora oggi, ogni scienza si fonda sulla propria “letteratura”**.

Nel suo saggio L’invenzione della letteratura Guido Guglielmi ricorda la concenzione di Tiraboschi, sottolineando che in seguito, con Foscolo, Leopardi e Manzoni, si afferma una nuova concezione della letteratura, ristretta ai testi poetici e narrativi, notando che «oggi invero parlando di letteratura si intende qualcosa di ovvio, che tutti intendono», concorda che «così è in parte», ma avvertendo che «si dimentica che è così solo da non più di due secoli» e «non è affatto necessario che debba essere sempre così».

* I Cultural Studies (Studi culturali) sono un disciplina, nata in Gran Bretagna tra 1950 e 1960, che considera i fenomeni culturali nel loro legame indissolubile con i fenomeni sociali. Non è possibile, per chi pratica gli Studi culturali, considerare «la letteratura scevra dalla politica, la sociologia scevra dalla filosofia, la filosofia scevra dalla questione dell’etnia, la psicologia scevra dalla storia, la teologia scevra dalla questione del genere, la musica scevra dall’etnicità, e ogni cosa scevra dai media» (Paul Bowman (2011) Studi culturali e Cultura Pop, Selected Writings, traduzione di Floriana Bernardi. Bari, Italia: Progedit, pp. V-VI). Per un approfondimento leggere qui.

** Si veda il secondo significato del termine Letteratura: «Con accezione più ristretta (calco del ted. Literatur), l’insieme degli scritti relativi a una scienza, arte o disciplina: l. musicale, drammatica, pittorica; la l. giuridica tedesca dell’Ottocento; e anche degli scritti relativi a un oggetto determinato: l. dantesca, petrarchesca; in tema di fallimento esiste un’abbondante l. (in questi ultimi casi, più com. bibliografia).» (Treccani)

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