La vita come rappresentazione. Luigi Pirandello & Erving Goffman

Il mondo è visto come un teatro sin dall’antichità. Platone scrisse nei Nomoi (Leggi): «Proviamo a raffigurarci ciascuno di noi quanti siamo esseri viventi come una marionetta costruita dagli dèi o per gioco o per uno scopo serio» (Platone, Nomoi [360-357 a.C. ca.], I 644 D-E, trad. it. Leggi, Milano, Rizzoli, 2005, pp. 144-145). È il luogo comune (topos) del theatrum mundi, del teatro del mondo, che in epoca moderna ha ispirato, in particolare, il pensiero e l’opera di Pirandello, com’è noto. Meno noto è che la concezione del mondo come teatro è stata utilizzata anche dal sociologo Erving Goffman per analizzare le relazioni sociali.

«La prospettiva che viene usata in questo lavoro è quella della rappresentazione teatrale: i principi che ne derivano sono di tipo drammaturgico. Prenderò in esame il modo in cui un individuo, in normali situazioni di lavoro, presenta se stesso e le sue azioni agli altri, il modo in cui guida e controlla le impressioni che costoro si fanno di lui, e il genere di cose che può o non può fare mentre svolge la
sua rappresentazione in loro presenza. […] Probabilmente non è un caso che la parola persona nel suo significato originale, volesse dire maschera. […] Alla fine la concezione del nostro ruolo diventa una seconda natura e parte integrante della nostra personalità. Entriamo nel mondo come individui, acquistiamo un carattere e diventiamo persone.».

Erving Goffman, La vita quotidiana come rappresentazione [1959], il Mulino, Bologna 1969

A Goffman si deve inoltre un’inchiesta fondamentale sugli ospedali psichiatrici statunitensi, che ispirò il lavoro dello psichiatra italiano Franco Basaglia, fornendogli le basi teoriche per elaborare la sua concezione della psichiatria sociale e la riforma che nel 1978 portò alla chiusura degli ospedali psichiatrici. Goffman infatti dimostrò che l’ingresso nell’Asylum (l’ospedale psichiatrico negli Stati Uniti) determina il destino sociale una persona, inserendola in una carriera del “malato mentale”.

«La categoria dei “malati mentali” è qui intesa in senso strettamente sociologico. In questa prospettiva la valutazione psichiatrica di una persona assume significato solo nel momento in cui essa ne alteri il destino sociale, alterazione che diventa fondamentale nella nostra società quando, e soltanto quando, la persona viene immessa nel processo di ospedalizzazione. […] Includo […] chiunque venga preso, in un modo o nell’altro, nel pesante ingranaggio del servizio ospedaliero psichiatrico, indipendentemente dalla sua struttura personale.»

Erving Goffman, Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell’esclusione e della violenza [1961], Edizioni di Comunità, Torino 2001

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