Per un nuovo patto biopolitico lucreziano

Il patto sociale, all’origine dello Stato moderno, per cui, secondo Hobbes, la cittadinanza cede la propria sovraniatà al Leviatano-Stato, è scaduto. Bisogna rinnovarlo.

Lo Stato moderno, da quando è stato teorizzato nel Cinque-Seicento e costruito nel Sette-Ottocento fino ai giorni nostri, è diventato una delle due morse della tenaglia Stato-Mercato con cui l’animale umano, l’umanità, guidata dalla nuova classe dominante, la borghesia capitalista, ha stretto tutta la Terra, stritolandola, riducendone la capacità biologica, cioè la capacità di rigenerarsi. L’Overshoot Day, il giorno in cui la Terra esaurisce la sua capacità biologica, cade, ogni anno, qualche giorno prima dell’anno precedente. Tranne nel 2020, quando la Pandemia da Covid19, costringendo l’umanità ad arrestare la produzione e la circolazione di merci e persone, ha ridato alla Terra un mese di vita. È stata la prima volta dal 1970.

Il Leviatano è un animale fantastico, mitologico, biblico. Configurare lo Stato come il Leviatano ha consentito di creare una entità mostruosa, extraterrestre, aliena, svincolata dalla dimensione terrena.

Lo Stato moderno capitalista, sia quello capitalista liberale (democrazia) sia statale (socialismo reale), ha sviluppato un potere biopolitico che ha esteso il controllo razionale, matematico-ingegneristico, a tutta la sfera del vivente ma con i parametri del non vivente. Nella dialettica dell’Illuminismo il non vivente si è sostituito al vivente, il modello al vero, l’economia finanziaria all’economia reale. Un fenomeno di durata ancora più lunga del fenomeno capitalista, legato alla dinamica degli Imperi e dell’allucinazione monetaria, si è imposto. “Hai un soldo, vali un soldo”: è la reductio ad pecuniam, la monetizzazione dell’esistenza, che fu esplicitata per la prima volta, in ambito latino, nel Satyricon di Petronio dal servo liberato (liberto) Trimalchione arricchitosi grazie all’accumulazione primaria compiuta dalla classe dirigente dell’impero romano durante i secoli delle conquiste del Mediterraneo (III sec. a.C.-I sec. d.C.) e alla razionaliazione della sua amministrazione ad opera della classe mercantile sia libera sia servile. Ormai la morale del servo liberato domina in qualsiasi ambito. All’esame di Maturità il voto è determinato dai crediti. Tuttavia, sia il denaro sia il Leviatano sono allucinazioni. Per questo sono devastanti. Non muoiono. Non si trasformano. Non sono sostenibili.

Il nuovo patto biopolitico deve comprendere tutto il vivente. Piante, animali, minerali, acqua, terra, aria, però, non hanno possibilità di esprimersi. A meno che l’umanità vivente non si concepisca come configurazione temporanea, in forma umana, della Natura nel suo complesso. È un dato di fatto che ciò che ora ha forma umana, terminato il suo ciclo di vita, si decomporrà, fornendo materiale atomico per altre configurazioni della Natura. Il nuovo patto biopolitico dovrà essere stretto, quindi, da un’umanità cosciente di non essere solo ciò che è per un breve periodo dell’esistenza ma di essere la Natura stessa, che pensa se stessa, dunque può e deve provvedere a se stessa. Non è solo un patto intergenerazionale che ci occorre ma anche un patto interspecifico.

Gli atomi che ci compongono ora saranno gli stessi che comporranno le piante, gli animali, i minerali, l’aria, l’acqua e la terra del futuro. Così come la Terra del presente è composta anche dell’umanità del passato.

Dobbiamo eleggere Lucrezio, il poeta dell’atomismo, a nostra guida per fondare questo nuovo patto biopolitico.

1 commento
  1. Paola Mancinelli ha detto:

    Interessante questa idea di un patto biopolitico che si collega al biodiritto (vedi riflessioni di Rodotà) ma anche ad una istanza della teologia politica di Metz, in dialogo con il marxismo dei Francofortesi che vede nell’orizzonte della politica la coscienza critica che esprime un’etica planetaria ed una comunione responsabile con tutte le vittime, anche del passato.

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