La barca attraversa le onde | Cadavere squisito sulla Croazia

Dal 12 al 16 giugno ho accompagnato otto allieve del Liceo scientifico Galilei in Croazia per la Settimana azzurra, un viaggio di istruzione alla scoperta delle bellezze naturalistiche della costa croata e delle leggi della Fisica applicata alla Vela. Con una flottiglia di cinque barche a vela, guidate dagli skipper dell’associazione sportiva Four Sealing, siamo partiti da Marina Dorica, porto turistico di Ancona, e siamo approdati a Lussino, in Croazia, per navigare fra isolotti e baie. Il ricordo di questo viaggio sarebbe potuto svanire, come la schiuma delle onde sulla battigia, invece…

Nella mia barca, guidata dallo skipper Lamberto, c’erano otto allieve della classe 2E: Caterina, Elisa, Giulia, Gloria, Letizia, Linda, Sofia e Valentina. Avevano solo voglia di mare e di vacanza, di spensieratezza e di albe con amici e amiche. Invece si sono ritrovate questo professore che ha preteso di essere chiamato non con il tu ma con il lei, non per nome ma per titolo, essendo lì con loro per il suo ruolo, ha preteso di parlare ogni tanto di letture e di poesia, ha preteso di non lasciarle andare da sole il primo giorno, per un’isola sconosciuta e, di sera, per il paese. La maschera del professore è questa e l’ho indossata sino alla fine. Padri e madri, responsabili delle vite di quelle otto fanciulle, le avevano lasciate in custodia al professore, non a un amico che non è responsabile di quanto accade alle sue amiche. Costringendole a trattarmi da professore, però, le ho almeno lasciate libere di sfottermi, come solo di nascosto si fa a scuola, apertamente. Ogni maschera ha il suo carnevale.

Era un viaggio d’istruzione. Io rivesto il ruolo del professore di lettere. Avrei voluto che tenessero un diario di bordo, ma tra bagni, passeggiate, pasti da preparare, sonno da recuperare, mancando loro la pratica diaristica e soprattutto la voglia, non credo lo abbiamo scritto. Il diario di bordo è rimasto lettera morta.

Avrei anche voluto che scrivessimo insieme una poesia collettiva, nella forma surrealista del cadavre exquis (cadavere squisito) o, per usare un termine popolare, della “sigaretta”. Anche questo proposito stava per rimanere lettera morta, quando, l’ultimo giorno, a dieci minuti dall’arrivo, una di loro si è ricordata della richiesta del noioso professore: “dobbiamo scrivere la poesia sulla Croazia!“.

Il ricordo viene dal cuore, letteralmente: in latino, la lingua che parliamo a modo nostro italiano, cuore si diceva cor, cordis. Che gioia, dunque, questo ricordo: il piccolo compito di scrivere una poesia collettiva è stato improvvisamente sentito, è diventato sentimento e ha portato all’azione spontanea. E ora la poesia, che è stata infine composta, è un’orma lasciata sulla carta, riprodotta in una foto, moltiplicata per tutti gli schermi dei computer che la conserveranno e la riprodurranno.

Tutto al mondo passa, e quasi orma non lascia: invece il dì festivo, stavolta, prima di lasciare il posto al giorno volgar, si è fatto traccia, ha lasciato un’orma, è stato incantato dalla magia della poesia.

A pochi metri dalla riva, ciascuna ragazza ha scritto il suo verso sulla Croazia, senza mostrarlo alla compagna, così come abbiamo fatto lo skipper Lamberto ed io. Dei dieci che eravamo siamo così diventati uno solo, una sola, un solo spirito, una sola psiche.

La barca attraversa le onde

guardando l’orizzonte la vastità del mare ti abbraccia

osservare splendidi tramonti e fare l’alba con noi

la baia è stata la parte più bella

mare, vento e mille risate

il mare che ti porta via i momenti trascorsi insieme

vivremo per sempre nelle canzoni

orizzonti di blu infinito

il mare della Croazia è un paradiso terrestre

pelle bruciata su una spiaggia croata.

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