Appunti per un Corso di Lotta di Classe in Sala insegnanti

Ribellarsi all’egemonia del pensiero economico

Come si può continuare a degradare la Scuola, specie quella pubblica e democratica, imponendole il modello economico? Non è forse La Scuola pubblica e democratica la più importante istituzione che abbia mai creato l’Umanità? Come si può pensare di imporre il modello economico, uno qualunque dei modelli da Lei stesso inventato, al luogo in cui la natura umana acquisisce consapevolezza, capacità di leggere, scrivere, far di conto e parlare in pubblico, competenza democratica?

Oggi l’Umanità è forzata, con mille distrazioni, a prostarsi al modello economico a suon di bip, bite e bombardamenti, ma il modello economico, che si determina nella pratica, si studia, si forma e si trasforma, a livello teorico, nelle scuole, dove infine si trasmette a tutta la società. Per un elementare principio logico la scuola non può quindi sottostare a ciò che essa stessa determina. È come se pretendessimo di conformare una persona adulta, in grado di autodeterminarsi, a un infante. distratto dal suo Ego sconfinato, ma incapace di fare due per due uguale quattro, senza che l’adulto lo istruisca.

Il popolo è un bambino da picchiare

In Italia è più facile che altrove trattare il popolo alla stregua di un bambino, come dice Ascanio Celestini, perché il popolo italiano è davvero un bambino, un popolo giovanissimo, molto più giovane degli altri paesi europei. Cosa significa? Significa che un popolo è determinato innanzitutto dalla lingua che parla, perché ci si sente parte di una comunità soltanto se si parla lo stesso linguaggio di quella comunità. E, mentre il popolo francese è nato nel XII secolo nella Chanson de Roland e il popolo tedesco è nato all’inizio del 1500 con la traduzione della Bibbia in tedesco da parte di Lutero, il popolo italiano è nato non con Dante, né con il Regno d’Italia, né con la Repubblica, ma è nato esattamente nel 1954, l’anno in cui iniziarono le trasmissioni della Radio televisione italiana (Rai), l’anno in cui Mike Buongiorno iniziò la diffusione capillare della lingua italiana, quindi la creazione del popolo italiano, casa per casa, periferia per periferia, in ogni angolo del paese.

Ciò spiega in parte il ruolo determinante che ha giocato la TV in Italia, da allora ad oggi. In Italia oggi è possibile affermare, con il plauso del fior fiore delle menti, che chi ha un semplice ruolo di presidenza, alla pari delle sue colleghe e colleghi, dovrebbe formare per conto proprio, a sua discrezione, un team con cui dirigere la scuola come un’azienda, sebbene la scuola pubblica non sia un’azienda.

In Italia l’aziendalizzazione dell’immaginario è iniziata con la discesa in campo dell’imprenditore, una volta si sarebbe detto il padrone Silvio Berlusconi, che ha imposto il modello economicistico e teleinvasivo, con il favore dei suoi colleghi imprenditori, una volta si sarebbe detto dei padroni, e dei media padronali, controllati dagli imprenditori. Questa non è ideologia, questa è storia.

L’Italia è uno Stato autoritario in cui è ancora oggi possibile, dopo 144 anni dalla sua nascita, chiedere alle forze dell’ordine di reprimere nel sangue le rivolte sociali, addossando agli stessi diseredati la colpa di quella condizione che li ha portati all’esasperazione, come in Fontamara di Ignazio Silone. Eppure qualcosa è cambiato. Ho parlato con i celerini, durante una manifestazione particolarmente tesa dei mesi scorsi. Anche loro ormai sono diseredati e se scoppiasse la scintilla, stavolta, se i rivoltosi non sbaglieranno bersaglio come fanno di solito, i celerini e in generale le forze dell’ordine starebbero dalla parte dei picchiati e non dei picchiatori, perché non si arriverebbe alla fine del mese.

Internet ormai è ovunque e, così come serve a controllare le vite di miliardi di persone, è anche uno straordinario mezzo d’informazione, ma soprattutto ovunque si sente ormai la necessità di riportare il mondo a camminare sulle gambe e non più sulle mani, perché al mondo è andato il sangue alla testa e non riesce più a camminare a testa in giù.

Nel nostro mondo prima solo la TV e da vent’anni ormai anche la rete informatica che produce la realtà virtuale con cui comunichiamo oggi hanno annientato la realtà, ma la menzogna ha raggiunto un livello tale per cui non si regge più, ha terminato tutti gli alibi, tutte le scuse.

La scuola come fonte di rigenerazione

Il sistema economico che regge tutto ciò – il capitalismo – ha ormai i giorni contati, perché una nuova generazione, cresciuta con i suoi insegnamenti, conosce tutte le sue tecniche di dissimulazione: i capitalisti, i broker, la finanza che alimenta le guerre si sono rivelati per quello che sono. La finzione è diventata talmente evidente che ha svelato la sua vera natura di finzione.

La scuola pubblica italiana ha oggi una grande occasione: farsi veicolo di critica permanente, costante, radicale di ogni menzogna che gli uffici marketing delle amministrazioni pubbliche e private mettono in circolazione. La scuola pubblica italiana può disobbedire agli ordini che la privano di risorse, può rifiutarsi di acquistare tablet senza che il personale sia prima preparato e adeguatamente retribuito.

Il corpo docente ha il dovere etico di rifiutarsi di sottostare a un Parlamento composto di nominati, cioè di rappresentanti incostituzionali, governati da presidenti del Consiglio non eletti al servizio di organismi finanziari internazionali orientati al profitto e non al bene comune. Il corpo docente della nazione italiana ha il dovere etico di ribellarsi allo scempio e al ricatto che ha subito finora.

Appunti per un Corso di Lotta di Classe in Sala insegnanti

Vedo tutti i giorni colleghi e colleghe stremate dagli anni e dalla fatica, costrette ad aspettare ancora anni e anni prima di poter andare in pensione, mentre avrebbero dovuto già andarci da un pezzo, stando alle leggi approvate quando esisteva il diritto del lavoro. Una di loro, fra le più scrupolose e brave, ha avuto anche un attacco che l’ha portata all’ospedale, a causa dell’adozione improvvisa, non adeguatamente preparata, calata dall’alto di un registro elettronico che per mesi non ha funzionato, a causa di mancanza di connessione wifi. Scene raccapriccianti in cui la creatura umana si piega alla macchina che essa ha creato. Un abominio che un tempo si additava come fenomeno esotico, fra gli intellettuali, possibile solo nelle fabbriche, lontano dalle scrivanie, dai banchi: l’alienazione.

Oggi l’umanità intera è alienata dall’uso costante di uno dei mezzi di produzione più pervasivi, potenti e prepotenti che vi siano mai stati sulla terra: lo smartphone, che a ben guardarlo è un oggetto parlante, quindi umanoide, a cui mancano solo la bocca e le orecchie per assomigliare a una testa immonda, la quale propone ordina e dispone tutto, dal calendario degli appuntamenti passati presenti e futuri alla rubrica in cui sono classificati amici parenti conoscenti. Lo smartphone è un mezzo di produzione perché la produzione prima della creatura umana è verbale, sono le parole. Produrre parole serve per esempio a Google per venderle alle aziende disponibili a pagarle oro, perché il proprio marchio, composto da certe lettere, compaia ai primi posti nella ricerca, perché quelle lettere sono state comprate a peso d’oro. Questo è il mondo in cui ci è dato di vivere e in cui dobbiamo per forza star bene, altrimenti si è reclusi, esclusi o annientati.

Per vivere è giunto il tempo del riscatto, dunque: nessuno lo pagherà per noi, dobbiamo sudarcelo. L’alternativa è la sopravvivenza. Insieme vinceremo!

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