Per l’adozione del poema epico La natura delle cose di Lucrezio

L’unico poema epico che racconti il mondo così come lo conosciamo noi moderni, cioè il mondo fatto di atomi, è il De rerum natura, La natura delle cose di Lucrezio. Questo capolavoro, scritto in latino oltre 2000 anni fa, è tanto importante quanto sconosciuto alla massa. Perché vietato per secoli e perché ora, nelle scuole medie e al biennio delle superiori, “di epica” si leggono solo Iliade, Odissea, Eneide e, quando va bene, Gilgamesh. Al triennio Lucrezio è affrontato solo da chi studia Latino e per la sua lingua arcaizzante in genere resta ostico anche per gli studenti più preparati.
Non è forse giunto il momento di adottare La natura delle cose in tutte le scuole medie e superiori? Adattato non potrebbe essere letto anche nella scuola primaria? Questo è un appello che faccio ai colleghi e le colleghe italiane, affinché lo propongano nei prossimi collegi dei docenti, specie in quelli in cui si adotteranno i libri di testo per i prossimi anni scolastici.
Chi insegna Latino nei Licei lo conosce già, ma forse non l’ha mai letto in versione intergrale o, comunque, è costretto a insegnare solo pochi brani antologici, per cui, se l’aveva, ha forse perso memoria dell’opera completa. C’è tempo per leggersi i sei libri che compongono il poema, e rendersi conto della sua bellezza e importanza.
C’è tempo per sperimentarne anche la lettura in classe, inserendolo nei programmi, al posto di un canto dei poemi canonici che restano ancora da leggere. Per esempio, al primo anno delle scuole superiori si potrebbe sacrificare un passo dell’Eneide per approfondire il tema dell’amore-libido, mettendo a confronto il libro virgiliiano con il libro quarto lucreziano, dal verso 1068 al 1287, ben presenti peraltro al poeta augusteo.
A quel punto, se convinti dalla lettura, si potrà decidere se aggiungere una delle traduzioni in commercio fra i libri da adottare il prossimo anno.
È urgente inserire La natura delle cose di Lucrezio nei programmi perché viviamo in un’epoca dominata dalla scienza, a livello tecnico, ma non a livello culturale. La tecnologia che domina la cultura moderna è un’applicazione della scienza, ma è dalla scienza che dipende e principi alla base della scienza (l’episteme) sono di stampo filosofico.
La scienza deve essere tradotta in arte – poesia, racconto, pittura, architettura, cinema – per entrare nell’immaginario collettivo, instillare il dubbio e abituare la mente a percepire la natura delle cose.
Così come Gilgamesh, Iliade, Odissea, Eneide e altri permettono di riflettere sulla condizione umana, sui valori morali e i sentimenti, il De rerum natura consente di riflettere sulla struttura dell’universo e dell’umano.
Dagli anni Cinquanta del secolo scorso in Italia la letteratura si è aperta al mondo scientifico, ma la mancanza di dimestichezza con l’immaginario scientifico-letterario ha spinto molti a respingere opere considerate illeggibili, come Ulysses di Joyce, Laborintus di Sanguineti o Corporale di Volponi, solo perché cercavano di dare conto del caos, con cui si confrontano matematica e fisica.
Per aiutare il Paese a rialzarsi, inducendo la popolazione a ripensare il proprio rapporto con il mondo, occorre interrogarsi, fin dalla più tenera età sulla Natura delle cose, affinché la paura non domini più la mente e il corpo, bensì nasca il piacere della scoperta e il desiderio di trovare la pace dei sensi, così come insegna la poesia di Lucrezio.

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