Cesare monarca dell’impero universale

Nel 45 a.C., dopo la vittoria di Munda contro gli ultimi sostenitori di Pompeo, il Senato di Roma assegnò a Cesare:

  1. la carica di console per dieci anni che si aggiunse alla dittatura;
  2. la possibilità di nominare tutti i magistrati, anche quelli plebei, senza consultare il popolo;
  3. il titolo di imperator a vita ed ereditario;
  4. il privilegio di uscire in pubblico con la veste trionfale e la corona d’alloro;
  5. la possibilità di coniare monete con la sua immagine.

«Tali privilegi […] lo elevavano al di sopra dei cittadini e lo designavano senz’altro quale monarca», nota Giulio Giannelli nel suo Trattato di storia romana (Pàtron, V ed., 1976, p. 44).Qui (in formato PDF) si possono leggere le pagine conclusive del Trattato in cui il grande storico dell’antichità greco-romana Giulio Giannelli ripercorre le ultime fasi della vita di Gaio Giulio Cesare, sottolineando non solo come arrivò a instaurare un regime monarchico e un impero universale, ma anche come certi aspetti di questo disegno politico, in particolare, il culto della sua figura regale e divinizzata determinarono la caduta di Cesare.

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